mercoledì 26 febbraio 2020

Le botteghe di vicinato sono luoghi di socialità




Vi propongo alcuni passaggi di un articolo di Daniela Uva del 17 febbraio.
"Da Nord a Sud, la moria dei punti vendita di vicinato continua senza sosta. I piccoli commercianti sono schiacciati dalla crisi, dalla burocrazia e dalla concorrenza. Quella dei grandi centri commerciali, che attirano clienti grazie ai prezzi imbattibili, e quella del web, dove le piattaforme dedicate al commercio online sono diventati colossi in grado di condizionare il mercato e di mettere in difficoltà perfino la grande distribuzione.

Il risultato è che borghi e paesi, soprattutto i più piccoli, spesso già spopolati, rischiano la definitiva desertificazione. Un fenomeno che nelle grandi città tocca le periferie, mentre il centro pullula invece di multinazionali e monomarca di brand globalizzati. A salvarsi, in qualche caso, solo alcune botteghe storiche e attività di nicchia, che sono riuscite a evolversi e ad offrire ai clienti prodotti e servizi su misura.

La conferma di quanto la situazione sia allarmante arriva da una ricerca condotta da Confesercenti. Dallo studio emerge che nel corso del 2019 sono spariti almeno 5mila punti vendita al dettaglio: il ritmo è di 14 chiusure al giorno. Negli ultimi nove anni l' ecatombe ha coinvolto almeno 35mila negozi di vicinato, mandando in fumo qualcosa come tre miliardi di euro.
La prima causa, secondo l' associazione di categoria, è la contrazione dei consumi. 
Le botteghe artigiane vivono della spesa delle famiglie. Se i consumi calano, e le risorse vengono utilizzate quasi solo su internet o nei centri commerciali, il destino di queste realtà non può che essere la chiusura spiega Paolo Zabeo, coordinatore dell' Ufficio studi della Cgia di Mestre -. Se poi a questi problemi aggiungiamo il costante aumento delle tasse, soprattutto locali, la pressione della burocrazia e la crescita dei costi fissi è chiaro che la sopravvivenza diventa impossibile».
Questo è vero soprattutto nei centri più piccoli e in montagna.

Le botteghe di vicinato sono luoghi di socialità, presidi di sicurezza. La loro presenza, le loro luci, il via vai di clienti rappresenta una risorsa della quale le città non possono fare a meno. «Se chiudono i negozi aumenta il degrado, diminuisce la qualità della vita, le strade sono meno sicure si infervora Zabeo -. Ci sono centinaia di sindaci preoccupati. E molti hanno iniziato a prendere dei provvedimenti. A Padova, per esempio, il Comune ha stretto un accordo con i commercianti per riportare alla vita un' area dimenticata a ridosso della stazione ferroviaria. Chi vorrà potrà aprire senza licenza, in modo da risparmiare mediamente 30mila euro.

A patto che accetti di lavorare fino a tarda sera, di mantenere accese le luci durante la notte e di occuparsi della pulizia del marciapiede». Articolo integrale qui
https://www.ilgiornale.it/news/litalia-senza-vetrine-1827610.html

lunedì 17 febbraio 2020

Accoglienza turistica dei Centurioni di oggi al Colosseo


Le tecniche dei finti centurioni per costringere i turisti a fare le foto e farsele pagare: da 5 euro fino a 50 con gli stranieri.  Video Antonio Crispino /Corriere Tv

QUI


lunedì 3 febbraio 2020

Enti turistici e Overtourism


Lo scorso mese di dicembre mi ha intervistato una giornalista di Skift per fare il punto sul fenomeno dell’albergo diffuso e sui trend internazionali che lo riguardano.
Nel corso della lunga chiacchierata - che è stata sintetizzata in due articoli - abbiamo toccato diversi temi di attualità, tra i quali il ruolo di Airbnb - nato per sviluppare un turismo “going local” e diventato una piattaforma che contribuisce a creare impatti negativi nelle destinazioni ed in particolare nei centri storici (dalla turisticizzazione alla “gentrification”) – e Overtourism.
A proposito di Overtourism ho ripetuto che non si può affidare la soluzione di questo problema a chi ha contribuito a generarlo, cioè a quegli Assessorati e a quegli Enti del Turismo che hanno come missione non tanto il turismo inteso a 360 gradi, e quindi lo sviluppo di una economia diversificata e compatibile, ma la sola attività di promozione turistica, verso la quale hanno un approccio antico e meccanicistico ("Stimolo-Reazione").
Sono quegli Enti che continuano imperterriti a fare promozione anche nei momenti critici, quando i flussi turistici diventano insostenibili.
Monitorate i loro account sui Social Network , oppure guardate la calendarizzazione degli eventi turistici, e capirete a cosa mi riferisco.
GD
Ecco i link con l'intervista

mercoledì 22 gennaio 2020

Tulsa Oklahoma paga 9mila euro per ogni nuovo residente



Tulsa, la città dell'Oklahoma che paga 9mila euro a chi è disposto a trasferirsi subito
https://www.leggo.it/esteri/news/tulsa_citta_paga_9mila_euro_per_trasferirsi-5000076.html

mercoledì 8 gennaio 2020

I piccoli centri non sono la periferia del Paese


I piccoli centri non sono la periferia del Paese
Per molti osservatori i borghi, i piccoli paesi, sono “luoghi che non contano”. 
Lo si vede spesso nell’informazione, e anche nelle scelte della politica che invece di offrire opportunità e incentivi a chi sceglie di investire – o anche semplicemente di vivere – nei piccoli centri, finisce per premiare le città, soprattuto quelle più grandi (1).

Contrariamente ad una opinione molto diffusa però i piccoli centri non sono la periferia del Paese. Chi va alla ricerca, ad esempio, di località vicine alla natura, o di luoghi dove possono essere trovati sapori e prodotti autentici, o di località dove si può sperimentare uno stile di vita meno costoso, più relazionale e più a misura d’uomo…, la classifica si ribalta, e al primo posto troverà i paesi, i centri minori, non certo le grandi città.
C’è poi un altro dato da considerare: gli studi di Edward Glaeser dicono che la prossimità fisica fra chi svolge attività ad alto valore aggiunto, stimola il trasferimento di conoscenza e quindi la crescita. 
Se questo è vero, mi sembra che siamo di fronte ad un’altra grande potenzialità che i borghi, in modo speciale, potrebbero offrire assai più delle grandi città. A patto che la piramide degli investimenti cambi e su di loro si investa anche in tecnologia e innovazione.
Giancarlo Dall’Ara

(1) Anche se, occorre aggiungere che questo avviene spesso a discapito dei centri storici.

venerdì 20 dicembre 2019

Antiturismo & turismofobia, un pensiero natalizio



A quelli che odiano i turisti andrebbe ricordato che ognuno di noi, quando è in viaggio, è turista per qualcun altro. 
Buon Natale!

giovedì 12 dicembre 2019

Destroying and rebuilding from scratch is not the best solution


The trend, which is reviving a number of depopulating Italian villages, appeals to Chinese tourists who are eager to savour a lost world where they can enjoy Italian authenticity and traditions, says Giancarlo Dall’Ara, a professor of marketing in tourism, and a consultant for Italian tourist regions and destinations.
According to Dall’Ara, who is frequently in contact with Chinese developers and is a great believer in the scattered resort prototype, the trend has enormous potential and could be exported to China to help rescue forgotten rural villages there.
“Destroying and rebuilding from scratch, as the Chinese tend to do, is not the best solution,” he says. “Preservation and architectural transformation is the key to innovative, sustainable development. Old houses can be restyled with modern comforts, and that’s real progress.”

Tratto da: 
Why Chinese tourists love Italy’s quaint rural villages: scenery, solitude, silence – luxuries many don’t have at home
·       More Chinese tourists have visited Italy this year than any other European country, with many seeking out the country’s villages and hamlets
·       The trend is helping revitalise depopulated villages in rural areas of the country
https://www.scmp.com/lifestyle/travel-leisure/article/3041561/why-chinese-tourists-love-italys-quaint-rural-villages


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