venerdì 7 settembre 2018

Quale futuro per i borghi?



I borghi non sono tutti uguali! 
E la loro trasformazione in villaggi turistici, o in musei non è né l’unica opzione, né la migliore, almeno se si ha a cuore la storia e la cultura del nostro paese.  
Per rigenerare i borghi e ridurre il rischio spopolamento, che non è un destino inevitabile, si può intervenire sulle loro peculiarità, il loro posizionamento e anche la loro identità, metterla a fuoco meglio e in parte adattarla in vista di un futuro possibile. 
In assenza di un pensiero italiano dello sviluppo turistico, e di una visione turistica coerente, che ancora non si vede, tutto si è sviluppato in un modo spontaneo o verticistico, e senza condivisione, e ci troviamo di fronte a borghi in via di spopolamento o disabitati, a borghi che assomigliano alle periferie anni ’70, a borghi dormitorio, borghi in rovina in attesa di essere riscoperti come parco archeologico..., ma fortunatamente anche a tanti borghi vivi.
Su questi ultimi i progetti di Albergo Diffuso hanno dimostrato di poter svolgere un ruolo straordinario, e non solo in Italia. Ma se leggete la stampa vedrete che soprattutto da parte di alcune Regioni e di molti Comuni si continua a chiamare Albergo diffuso una semplice rete di case vuote, qualcosa che non ha nessuna caratteristicha alberghiera, e che non può avere un ruolo importante di rigenerazione e di contributo allo sviluppo sostenibile dei borghi.
Aiutateci a valorizzare e difendere il modello dell’albergo diffuso.
www.alberghidiffusi.it 

giovedì 2 agosto 2018

I mercati asiatici - News



Turismo cinese all’estero
115 milioni nel 2014,
133 milioni nel 2015,
137 milioni nel 2016,
145 milioni nel 2017,
e la stima per l’anno in corso è di 156 milioni di viaggi di cinesi all’estero

A Bologna, il turismo cinese fa registrare un aumento del 26%.
in Francia: arrivi internazionali (prenotazioni aeree) +8,6%. In particolare +19,7% dalla Cina, +13,5% dagli USA, e +13,3% dal Giappone
in Gran Bretagna incremento record del 29% dei turisti cinesi
Metà dei turisti che visitano Venezia è extra Ue: gli orientali sono quelli che spendono di più. Chiedono servizi esclusivi, customer experience, e innovazione tecnologica.

Se ti interessano i mercati asiatici ecco i blog da seguire:
Indonesia http://accoglienzaturistica.blogspot.it/2018/01/dove-vanno-in-vacanza-gli-indonesiani.html
Corea In questo 2018 le cose non sembrano andare troppo bene per il turismo outbound della Corea del sud con meta l'Europa. Le previsioni a medio/lungo termine sono comunque molto positive. Ecco una infografica che delinea il profilo del consumatore medio Sudcoreano http://english.chosun.com/site/data/html_dir/2016/03/30/2016033001479.html

Occhio alle Filippine
L’economia delle Filippine è tra quelle che registrano una delle crescite più rapide (+6,8% nell’ultimo trimestre), e anche le previsioni per i prossimi anni sono positive e stimano una crescita tra il 7% e l’8%.
Ma il dato più interessante è che cresce il numero dei viaggi all’estero degli abitanti delle Filippine, che dovrebbe presto arrivare a quota 4 milioni.
Immagine in alto: le mete asiatiche dominano la top ten delle destinazioni internazionali (GlobalData)


domenica 22 luglio 2018

In Italia si parla italiano ma si pensa in inglese



Uno dei problemi del turismo in Italia è che si parla in italiano, ma si pensa in inglese, così le persone vengono considerate “target-group”, i borghi diventano "villages" (cioè diventano uguali a quelli che si trovano ovunque nel mondo), l'ospitalità diventa “B&B”, l’accoglienza si riduce a “standard di qualità”, la comunicazione: “advertising”...

martedì 26 giugno 2018

La “santa” alleanza a favore del turismo come privilegio per pochi



Per chi come me ha vissuto gli anni nei quali c’era chi “lottava” per il diritto alle vacanze (allora privilegio di pochi), vedere che oggi ci si mobilita contro il turismo, fa un certo effetto.
Alla fine degli anni ’70 molto meno del 25% degli italiani poteva permettersi il “lusso” di andare in vacanza; erano anni nei quali si faceva pressione affinchè movimenti e partiti aggiungessero nei loro programmi il tema della democratizzazione delle vacanze, fino ad allora privilegio per pochi.
Oggi lo scenario è completamente cambiato: lottano contro il turismo non solo i residenti messi a dura prova dal suo sviluppo incontrollato, e del quale subiscono tutti gli effetti negativi, ma quelle stesse Istituzioni che lo hanno stimolato, che hanno cercato di incentivarlo e promuoverlo per decenni, senza mai porsi il problema di governarlo, e che oggi continuano a promuoverlo e incentivarlo con una mano, mentre con l’altra cercano di bloccarlo. Guardate gli eventi in programma nelle città d’arte famose, per attirare turisti, e contemporaneamente le azioni messe in atto per bloccarli.
Una situazione schizofrenica. Non trovo altre parole per definire la nascita di una “santa alleanza”contro il turismo composta dalle città che più lo hanno foraggiato e che ancora oggi più lo promuovono.
In realtà non è del tutto esatto dire che c’è una lotta contro il turismo: c’è una lotta contro il turismo di chi non è ricco, di chi non ha una forte capacità di spesa.

E così il circolo si chiude: in assenza di una politica di governance del turismo, la lotta in difesa del turismo come privilegio per pochi rischia di vincere un’altra volta.

14 European cities, located mostly in Spain, have created a European network against mass tourism
The anti-tourism movement that rejects mass tourism is weaving a network to coordinate their actions and to condemn the excesses of activity in the cities.
Different organizations located in Barcelona, Venice, Malta, Málaga, Valencia, Palma and Lisbon, among other locations, have created the ‘SETNet’ network to put pressure on public administrations to change their tourism policies, as pointed out in their public statement.

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