lunedì 18 dicembre 2017

I trend del mercato turistico francese



Visto l’interesse al mio post precedente, aggiungo qualche informazione in più sul mercato turistico francese.

Trend
Budget, rischio terrorismo e clima sono i tre criteri principali sui quali i francesi, come ormai gran parte degli europei, decidono la scelta della destinazione di vacanza. Più in generale molte delle tendenze in atto in Francia, sono quelle che vediamo anche negli altri mercati di prossimità: lieve incremento del numero delle persone che viaggiano, riduzione della durata dei soggiorni, budget più ridotti…

Quando vanno in vacanza i Francesi?
I mesi più gettonati sono quelli estivi:
- luglio e agosto sono scelti complessivamente dal 45% dei vacanzieri francesi; giugno dal 9%, e settembre dal 12%.

Il turismo d’affari

I programmi di fidelizzazione degli hotel seducono i viaggiatori d’affari francesi. E’ questo il dato di una ricerca pubblicata nel mese di dicembre 2017 (v. immagine).

e il turismo intermediato?

Al momento sono disponibili solo i dati relativi al 2016 per i quali l’Italia ha avuto un incremento del 10%, la Grecia dell’8% e la Spagna del 3,2%, di fronte ad un crollo delle mete mediorientali.

qui trovate il link al post precedente sul mercato francese 

domenica 3 dicembre 2017

Accogliere i turisti francesi



In Francia, le prime stime a consuntivo del 2017, confermano le previsioni ottimistiche, dopo un 2016 problematico. Dunque la Francia, nell’anno che era stato definito “cruciale”, si conferma un mercato di interesse per le destinazioni e gli operatori italiani.
Ecco qualche dato di sintesi se volete familiarizzarvi con il mercato francese

L’altro volto del turismo francese
L’85% dei fancesi è stato almeno una volta in vacanza negli ultimi 12 mesi.
Sono 7 milioni i francesi che fanno vacanze di gruppo, il 70% ha più di 50 anni.
I francesi che vanno in vacanza d’estate sono invece circa 7,5 milioni.
Le destinazioni che i francesi preferiscono sono quelle con un contenuto culturale (il 53% dei francesi in vacanza fa almeno una visita culturale), mentre la formula più gettonata resta quella che garantisce un po’ di animazione, come l’hotel-club.
Anche i parchi d’attrazione sono molto popolari e continuano a registrare numeri in crescita.

Vacanze all’estero: Italia al secondo posto
Circa il 28% dei Francesi è stato in vacanza all’estero nel 2017
La meta numero 1 resta la Spagna.
L’Italia si trova al secondo posto tra le mete scelte con una quota attorno all’11%, e oltre 3 milioni di arrivi.
Tra le mete preferite dai T.O. francesi si segnala la Sardegna.
Un ultimo dato: il 48% degli instagrammer francesi posta immagini di viaggi all’estero.

Vi interessa il mercato francese?

Scrivetemi

sabato 2 dicembre 2017

I dati del turismo giapponese premiano le proposte "made in Italy"



Sei interessato al turismo dal Giappone in Italia?

Ecco acuni spunti per te:

Giappone un mercato destagionalizzato


Come accogliere  i turisti giapponesi



E poi ancora: cosa cercano i turisti giapponesi in Sardegna, e in Sicilia? quali sono le caratteristiche dell’ospitalità giapponese, e cosa dicono le ricerche su questo mercato.
Se sei interessato a questi temi, ecco il Blog che fa per te:



sabato 25 novembre 2017

I dati del turismo svizzero premiano l'Italia



Il mercato svizzero è storicamente un mercato ricco, ed estremamente interessante per gli operatori italiani.
Nel 2016 ogni persona residente in Svizzera ha fatto in media 3 viaggi con almeno un pernottamento fuori casa, e 10 viaggi/escursioni di meno di una giornata.
Mentre il 90% delle escursioni aveva come meta un destinazione interna, il 67% dei viaggi con almeno un pernottamento erano diretti all’estero.
Per il mercato svizzero l’Italia è la seconda meta estera, dopo la Germania e prima della Francia.

Due le parole chiave per affrontare il mercato svizzero: relazioni sociali e autenticità!
Se ti interessa il mercato svizzero contattaci: giancarlo.dallara@gmail.com 

giovedì 9 novembre 2017

In difesa dei turisti (2)



Incollo di seguito un commento al mio post "In difesa dei turisti", il post è stato pubblicato su Linkedin da Stefano Pollini:
Io mi occupo di formazione in Trentino e il problema dell "orde dei turisti" è sentito anche qui. Una possibile via è quella di attivare servizi per residenti altrimenti impossibili senza il flusso turistico (che garantisce sostenibilità agli investimenti). Per es. durante i Mondiali di sci Nordico in Val di Fiemme nel 1991 fu creata un altra strada a scoorimento veloce, ad alto impatto, ma ora tutti i residenti usano qulla nuova strada a scorrimento veloce e anche chi era contrario a quell'opera (e ai flussi turistici) ora ne capisce il valore. Ora, per esempio grazie a questa strada è possbile chiudere i centri storici e creare spazi pedonali e ciclabili prima impensabili. E migliora la qualità della vita dei residenti. La via d'uscita penso sia questa: se le amministrazioni pubbliche pensano alla qualità della vita dei residenti, i turisti sicuramente arrivano (se stanno bene i residenti stanno bene anche gli ospiti) e così anche le comunità locali riescono a comprendere il valore che portano gli ospiti.

giovedì 2 novembre 2017

Antiturismo: una forma di apartheid



Prima parte
Torno sul tema Antiturismo. E spero non pensiate che io esageri nel parlare di antiturismo e nell'indicare questo atteggiamento come ingiusto, anche moralmente ingiusto, oltre che dannoso per l'economia del turismo e per la cultura di ospitalità di un paese. Ovviamente non ci sono solo gli atteggiamenti provocatori, i divieti per i turisti, il tema è assai più complesso e riguarda anche lo snobismo di tanti intellettuali che vedono nel turismo solo aspetti negativi, e che più in generale considerano i turisti come cittadini di serie B. Tornerò ancora, e anzi presto, su questi temi, per ora vi propongo un articolo pubblicato qualche anno fa che parla di antiturismo a Barcellona. "Turisti di qua, residenti di là: a Barcellona, come due settimane fa sulla Quinta Strada a New York, sono entrati in azione il normografo e la vernice bianca per separare il cammino degli autoctoni da quello degli ospiti, implicitamente un po’ troppo ingombranti. In alcune delle vie più frequentate della città, nel Barrio Gotico, qualcuno aveva fatto ordine, l’altra notte, delimitando le corsie riservate sui marciapiedi, con un’inedita (almeno in Spagna) segnaletica orizzontale. Semplice ma chiarificatrice e, a prima vista, abbastanza professionale: «barceloneses» a sinistra, «turistas» a destra. A Manhattan era viceversa, però l’importante è non mescolarsi. Il Comune ha subito declinato qualunque responsabilità, ma la presidentessa dell’Associazione di quartiere del Centro Storico, Maria Mas, non vede nulla di discriminatorio o di particolarmente stonato nell’iniziativa per regolare il traffico pedonale: «Può servire almeno a farci riflettere — ha detto al quotidiano La Vanguardia —, in zona non ne possiamo davvero più». La pazienza è arrivata al limite per le stesse ragioni che, invece, inorgogliscono il responsabile dell’ente turismo di Barcellona, Joan Gaspart: nel bilancio di fine anno si prevedono il 12 o il 15% di visitatori in più rispetto al 2009. L’affollamento giova all’economia locale, ma meno alla mobilità e così, sull’esempio di qualche abitante esasperato di New York, sono nate le corsie preferenziali per chi va di fretta ed è stanco di essere intralciato dagli sfaccendati forestieri. Già sulle Ramblas, per prassi, i residenti evitano il marciapiede centrale, normalmente popolato di stranieri, venditori ambulanti, statue viventi, prestigiatori e, purtroppo, borsaioli. Chi è del posto preferisce procedere spedito e controcorrente ai margini del viale, o evitare del tutto la principale passeggiata cittadina. Ma spennellare l’apartheid a chiare lettere sull’asfalto è parso grossolano alla maggioranza dei residenti. Con qualche eccezione ancora più estremista: «Perché le scritte sono in castigliano e non in catalano? » si è lamentato qualche lettore del quotidiano. «E io, che sono di Sitges — si è informato un abitante del simpatico borgo marinaro a 40 chilometri dalla capitale —, che corsia devo prendere? Non sarebbe stato meglio dividere piuttosto i marciapiedi fra catalani e turisti?». L’ipotesi non diverte Bernat Joan, segretario per la politica linguistica della Generalitat, il governo catalano, ed esponente del partito indipendentista Esquerra Republicana de Catalunya: «Io ho casa a Ibiza e lavoro a Barcellona. Che significa? Che quando lavoro uso una corsia e quando sono fuori servizio l’altra? Non scherziamo. I turisti sono più che benvenuti a Barcellona e non rappresentano certo un problema per noi». Le scritte apparse ieri mattina in centro hanno aggiunto legna al fuoco delle polemiche, ormai di lungo corso, sull’abbigliamento dei turisti che, con il caldo, attraversano Barcellona in tenuta da spiaggia, a torso nudo o in pareo. Manifesti municipali d’invito alla decenza si rivolgeranno prossimamente ai «descamisados » di passaggio. E, in quel caso, non sarà per scherzo. (Corriere della Sera, ELISABETTA ROSASPINA)

Seconda parte: Ho scritto il post che avete letto nel 2013 e non ho resistito alla tentazione di ripubblicarlo 4 anni dopo, assieme all'articolo del Corriere della Sera di Elisabetta Rosaspina.
In questi anni è successo di tutto. Oggi il turismo è sul banco degli imputati per vicende che vanno dalla distruzione del Vallo di Adriano, all'inquinamento nelle aree alpine, al costo della vita nelle città, alla distruzione di aree paesaggistiche e centri storici.
Non ho ancora trovato altri spazi online che sostengano quello che invece io sostengo, e che cioè i danni dei quali si parla sono provocati in primo luogo dall'industria del turismo (cioè dagli imprenditori privati e dai soggetti pubblici che se ne occupano). Sono loro che hanno costruito alberghi e hanno autorizzato alloggi dove non si sarebbe dovuto (per non dire dei centri commerciali, delle darsene, dei villaggi turistici...). Sono loro che promuovono destinazioni che sono da anni al limite della loro capacità. 
Ma come si vede bene anche dall'articolo del Corriere, questi anni potevano essere utilizzati per correre ai ripari, per avviare un diverso modello di sviluppo turistico sostenibile.
Cosa alla quale - purtroppo- non si pensa neppure ora.





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