lunedì 20 febbraio 2017

Il turismo ha bisogno di una regia


In Italia il turismo ha bisogno di una regia, che non c’è. Ha bisogno di Enti che si occupino di turismo, ma qui ci si occupa solo di promozione, tra l’altro con modalità antiche e inadeguate. 
Questa testimonianza che vi propongo racconta la realtà meglio di tante analisi e conferenze.
"Mi sarebbe piaciuto poter dire al turista giapponese che questa mattina,tutto contento.mi ha mostrato le sue fotografie scattate qui 20 anni fa... che qui nel frattempo le cose sono migliorate... e che il turismo è il fiore all'occhiello dell'economia locale 
...ed invece no...
Desolante, umiliante mostrare uno dei siti archeologici più importanti al mondo...sporcizia, erbacce, zone non percorribili, transenne ovunque...
La stagione turistica è già iniziata e siamo alle solite, pardon...no è sempre peggio..
l''ara di Ierone invisibile, l'anfiteatro romano una giungla, le Latomie quasi impraticabili per non parlare di percorsi e spazi chiusi da anni.
Al teatro greco le margherite selvatiche danno un.tocco di colore distraendo da ciò che si sta sgretolando sotto.i.nostri occhi
Eppure è uno dei siti più visitati in Sicilia..e da pochi anni con l'abolizione delle gratuità per gli over65 si incassa di piu...giusto?
Abbiamo esaurito ogni giustificazione, ogni risposta da dare a chi ci chiede perché accade tutto questo.
In questa giornata cosi importante per noi guide turistiche (giornata internazionale della guida turistica celebrata in tutto il mondo) con profonda tristezza denunciamo uno stato di cose inammissibile.....e ci sentiamo davvero soli in questo nostro grido di dolore"
E' questo un post di Lucia Iacono, del 18 febbraio 2017

domenica 29 gennaio 2017

La lotta al turismo di Barcellona


Dopo aver promosso il turismo per decenni ora Barcellona lo combatte. Anche se la notizia è di oggi, il tema non è nuovo, come mostra l'immagine qui sopra.


Sul quotidiano "La Stampa" leggo: "Lotta al turismo di massa", da parte del Comune. 
Posso capire, ma chi ha invitato i turisti ad andare a Barcellona? Chi ha fatto di Barcelona una meta "must" del turismo internazionale? Insomma ci sono delle responsabilità, e non sono dei turisti. E ci sono modalità di gestione del turismo diverse dall'#antiturismo. Il mio è un invito a studiare il turismo, prima di promuoverlo.

Ecco uno stralcio dell'articolo apparso su la Stampa con il titolo "Troppi turisti a Barcellona"


"Per non morire di turismo Barcellona ferma gli alberghi nel centro. Per la prima volta in Europa una città confina per legge in periferia la costruzione dei nuovi hotel. La lotta al turismo di massa che snatura i centri storici e «altera la convivenza urbana» trova in Catalogna una risposta radicale. Parallelamente alla battaglia contro l’abusivismo, multe salate ad Airbnb e creazione di un portale per denunciare i casi di irregolarità abitativa, arriva un intervento deciso sul mercato immobiliare."

tratto da:
http://www.lastampa.it/2017/01/29/societa/viaggi/mondo/troppi-turisti-a-barcellona-il-sindaco-basta-alberghi-in-centro-e-gli-investitori-scappano-uo7tiWQtcuRUM770opRcbJ/pagina.html

venerdì 27 gennaio 2017

Il livello del dibattito sul turismo in Italia


Il livello del dibattito sul turismo in Italia è questo: da un lato Regioni per le quali gli alberghi di piccola dimensione sono automaticamente fuori mercato (ma che sono fuori mercato non dovrebbe dirlo la domanda?), e dall'altro Associazioni che come proposta hanno quella di trasformare gli alberghi in case, in un Paese che ha già 20 milioni di vani vuoti!

Articolo pubblicatoda Il Tirreno, 19 gennaio 2017. “Troppi gli alberghi chiusi sulla costa, sfatiamo il falso convincimento che trasformarli in appartamenti sia un regalo alla speculazione e concendiamo gli svincoli”. Questo, in sostanza, ha detto Claudio Lotto, presidente di Confimprese, interpretando il “sentire” di molti degli operatori turistici della città. Ma la sua proposta è realmente fattibile? La risposta è no. No, almeno, stando a quanto prevede il Regolamento urbanistico in via di approvazione definitiva. Le previsioni riguardanti il cambio di destinazione d’uso delle strutture alberghiere sono, secondo le Norme tecniche di attuazione (Nta) del Regolamento molto limitate. “Il cambio di destinazione d’uso da funzione alberghiero a funzioni residenziali – riporta l’articolo 44 delle Nta – è ammesso solo nel caso in cui gli edifici alberghieri abbiano una capienza inferiore a 25 posti letto e o a 13 camere”. In altre parole, possono diventare appartamenti soltanto i piccoli alberghi. Una norma che si basa sul presupposto che i piccoli hotel o pensioni siano ormai “fuori mercato” e che, quindi, per essi sia ammessa la trasformazione in residenziale.
Ma la proposta di Claudio Lotto era mirata ad altro: a quella dozzina di alberghi – a cominciare dall’hotel Milano in pieno centro a Marina, per continuare con il Columbia, Villa Carla e altri – che hanno quasi tutti dimensioni medie e comunque superiori alle 13 camere fissate dalle norme Nta.
Strutture chiuse da anni, abbandonate alle erbacce e al progressivo degrado; hotel e pensioni che hanno fatto la storia del turismo di Marina ma che non hanno chances, così sostiene Lotto, di rinascere, perchè l’investimento necessario per recuperarli e ristrutturarli è troppo alta, in grado di mettere “fuori mercato” qualsiasi imprenditore. Viceversa, quei monumenti al turismo che fu, sono oggi un danno all’immagine del litorale, un problema di decoro e, talvolta anche di sicurezza.
Per questo il presidente di Confimpresa ne chiede lo “svincolo”, cioè la possibilità di trasformarli in residenze private. Trascurando, forse, il fatto che a Marina di Massa già ci sono 6-7mila case “vuote” utilizzate solo in periodi di vacanza. Eppoi, si fa osservare in municipio (e di questo Lotto si è dimostrato consapevole), assegnare a quei volumi una destinazione residenziale significherebbe sottrarli ad altri interventi edilizi – nuove costruzioni di abitazioni – ammessi dal Regolamento
urbanistico.

La palla-provocazione lanciata da Claudio Lotto, insomma, non è andata a segno ed è rimbalzata adesso al consiglio comunale, che dovrà approvare il Regolamento e le modifiche contenute nelle osservazioni. Con scarse possibilità di essere presa in considerazione.c.f.

martedì 10 gennaio 2017

Il mercato turistico del Giappone in ripresa


Diversi dati mostrano che il mercato turistico giapponese verso l’Italia, dopo un periodo di contrazione, è in ripresa. Ho già avuto modo di parlarne e se insisto è perché per gli operatori italiani si tratta di una notizia davvero interessante, visto che il Giappone è un mercato che registra circa 1milione e 300 mila arrivi in Italia.
I dati del 2016 sono decisamente stimolanti: a gennaio l’incremento nel numero dei viaggi in uscita dal Giappone era del 4%, a febbraio del 5,9%, a marzo del 7% rispetto al 2015.
La seconda metà del 2016 ha confermato il trend positivo: il mese di giugno ha registrato +6,7% rispetto all’anno precedente, luglio, con 1.43 milioni di viaggi in uscita ha registrato +9,6%, agosto + 10%, e ottobre +3,2%.
Ho avuto modo di leggere anche qualche consuntivo francese e mi pare che trovi conferma un cauto ottimismo.
Chiunque conosca il Giappone sa che l’Italia esercita un fascino speciale per i giapponesi: tra le destinazioni europee il nostro Paese risulta primo in diverse graduatorie: primo per il posizionamento enogastronomico, per l’interesse musicale (bel canto e opera), per l'offerta culturale, e naturalmente primo per gli arrivi turistici.
D'altronde già all’epoca Meiji (1867), quando il Giappone uscì dall’isolamento e si affacciò al mondo, aveva individuato nell’Italia la patria della cultura, del bello, della genialità creativa.
Permettetemi anche una piccola testimonianza personale dell’interesse verso il nostro paese: alle conferenze sull’albergo diffuso che ho tenuto a Tokyo lo scorso mese di novembre, ho registrato il pieno, assieme ad una attenzione altissima, anche da parte del sistema intermediario.
Sono stato in Giappone la prima volta negli anni ’80, in pieno boom economico, e da allora, non si può negarlo il mercato giapponese è molto cambiato. E’ aumentato notevolmente il turismo individuale (FIT) rispetto al passato, e quello dei piccoli gruppi (3 o 4 persone). In questi anni poi è cresciuta la domanda che si informa sui social network e che prenota online, anche se contemporaneamente non c’è stato un crollo dell’utilizzo per informazioni dei media tradizionali, dei giornali e delle guide turistiche che mantengono la loro importanza come fonti di informazioni per i viaggi all’estero.
In sintesi si può dire che il mercato si è ulteriormente diversificato e sofisticato, così che per quanto riguarda il marketing del nostro Paese, oltre alle proposte tradizionali (shopping, enogastronomia e cultura), oggi c’è posto per molti altri i prodotti da valorizzare: quelli sportivi, a cominciare dal trekking e dalla bici, il turismo ambientale (parchi e giardini) il golf, gli eventi…, e soprattutto le proposte identitarie legate allo stile di vita.
Ecco, su questo ultimo aspetto si apre uno Scenario nuovo e stimolante per tutti, destinazioni e operatori.
Se siete interessati al turismo dal Giappone contattatemi
Giancarlo Dall’Ara

mercoledì 4 gennaio 2017

I turisti non sono bancomat



Se, mentre eravate in vacanza o in viaggio, vi siete accorti che avete pagato un caffè il doppio del prezzo richiesto ad un residente, allora sapete cosa vuol dire essere trattati da “turisti”.

Fatti come questi sono piuttosto frequenti, e anche se io li considero un grave errore, qualcosa di assolutamente sbagliato e controproducente ai fini dello sviluppo turistico, vi sono esperti che – all’opposto – teorizzano ed insegnano agli operatori che è così che si deve fare, perché i turisti sono portafogli che camminano.

Laura de Feudis ha pubblicto un articolo sul Corriere della Sera che offre qualche spunto su questo tema.

La “notizia” alla base dell’articolo, è questa: “Il giornalista di Sky Sport Guido Meda il giorno di Capodanno ha scritto: «Amico valdostano che a volte mi fai sentire come il tuo bel bancomat ambulante su gambe, sai che se tu facessi anche solo finta di avere un po' di considerazione umana io e gli altri visi pallidi turisti della pianura ti pagheremmo anche più volentieri?».
Migliaia di “mi piace” in poche ore e qualche commento interessante, in particolare quello di Lara Magoni, ex nazionale di sci: «Purtroppo il 17 sono salita a Courmayeur ed ho percepito la tua stessa sensazione...Essendo del mestiere ho evitato di far fuoco su Trip Advisor...Un furto allucinante verso un servizio scadente...Una follia...Credo che non salirò più...Sia per l'hotel...Sia per il ristorante...Sia per il pessimo Hamburger mangiato sulle piste che pareva un disco volante per 20 euro...Credimi il mio cane non lo avrebbe mangiato...Ho vissuto solo due giorni da incubo!!!».
Poi, come racconta la giornalista del Corriere, Guido Meda fa pace con la proprietaria del ristorante nel quale la polemica aveva avuto origine: “oggi Ester cercava me per scusarsi, proprio mentre io cercavo lei perché temevo di essere stato poco tollerante a mia volta. E questa esigenza reciproca secondo me vale molto! Così ci siamo visti in quello che è stato un incontro piacevolissimo con una donna in gamba (che ha pure i suoi motivi per un po' stress), alla guida di una bella famiglia in un bellissimo posto….”

Aggiungo solo che per evitare queste situazioni, molto può essere fatto, se si promuove una cultura del turismo e dell’accoglienza coerente.


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