giovedì 28 maggio 2020

Gli Italiani che non andranno in vacanza saranno più della metà


A non partire per le ferie sarà più di un italiano su due (55,2%) ovvero, in totale, oltre 24 milioni di individui. Il dato, emerso dall’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta.
Oltre 6,9 milioni di italiani hanno dichiarato che questa estate non si muoveranno da casa proprio per la paura di essere contagiati. Nel 43,7% dei casi, corrispondenti a quasi 10,6 milioni di italiani, non si partirà perché non se lo può permettere, la percentuale sale al 51,3% nelle famiglie composte da tre persone. Nel 42,3% dei casi (10,2 milioni di italiani) si rimarrà a casa propria perché scoraggiati dalle nuove regole imposte con i DPCM; il valore cresce al 46,5% tra i rispondenti che abitano al Sud e nelle Isole. Come detto oltre 6,9 milioni di individui (28,7% del campione), hanno detto esplicitamente di rinunciare alle vacanze per la paura di essere contagiati; ad averlo ammesso sono soprattutto i residenti al Sud e nelle Isole (37,6%).
Elemento da non sottovalutare è che quasi 1,5 milioni di italiani (6,1%) quest’anno rimarrà a casa perché, essendo stati messi in ferie forzate durante il lockdown, non hanno più giornate per le vacanze vere.

domenica 17 maggio 2020

Tre domande sul turismo



1) Dal suo punto di vista come vede la situazione turistica in Italia quest'anno e per il prossimo anno?
Al momento io ipotizzo tre Scenari: dopo un primo scenario nel quale è il timore del virus a condizionare le scelte dei viaggiatori (che saranno di meno, andranno più vicino, possibilmente in auto, per soggiorni più brevi …), e dopo uno scenario nel quale più che a viaggiare le persone penseranno a fuggire (in luoghi familiari o verso destinazioni che si sono “salvate” dal virus, o che lo hanno saputo gestire al meglio), si aprirà lentamente un terzo scenario che potrebbe essere simile a quello che abbiamo vissuto solo fino a pochi mesi fa; “simile”, ma non uguale. Ci troveremo cioè di fronte ai pregi ed ai difetti dello sviluppo turistico - che in Italia è storicamente senza regia e abbandonato a se stesso -, ma ci saranno meno persone in viaggio e soprattutto i viaggiatori avranno nuove sensibilità frutto della situazione attuale.


2) Leggendo,spesso, suoi articoli sul turismo cinese ci potrebbe dire come stanno ripartendo? Che tipo di strategie stanno attuando e se è possibile attuarle anche in Italia?
In Cina naturalmente la situazione è molto diversa, ma non è detto che alcune scelte che stanno premiando la ripresa del turismo cinese in quest’ultimo mese, non possano essere riprese in parte anche da noi.
Intanto va detto che in un mese, dal 4 aprile al 5 maggio sono andati in vacanza poco meno di 160 milioni di cinesi. I viaggi sono stati tutti all’interno delle province di residenza (mediamente si calcola che ogni viaggio sia stato fatto verso mete distanti poco più di 130 km), e prevalentemente in auto. Hanno però viaggiato circa la metà di quanti avevano fatto vacanze in questo periodo nel 2019. Il Governo ha suggerito una soglia massima di accesso nelle attrazioni pari al 30% della capacità di carico ordinaria. Per garantire questa soglia sono state imposte prenotazioni antcipate, e poi naturalmente file all’ingresso distanziate, controlli sulla temperatura e lo stato di salute, e mascherina obbligatoria. I primi consuntivi delle festività legate al primo maggio segnalano che la maggior parte dei viaggiatori è mediamente più giovane degli anni passati, i gruppi sono molto più piccoli (3/6 persone) e c’è una forte richiesta di sicurezza e di qualità. Segnalo che la Città proibita di Pechino che ordinariamente vede 80 mila visitatori al giorno, ha deciso di non farne entrare più di 5 mila. Queste scelte sembrano aver funzionato e da pochi giorni ha aperto anche il parco Disney di Shangai adottando una soglia di accesso che per le prime settimane sarà inferiore al 30%.

3) La seguiamo spesso e condividiamo molte volte i suoi post e vediamo che parla spesso di Borghi Italiani con delle ottime analisi di mercato. Che cosa vorrebbe suggerire a chi ancora punta solo sulla costa e non sul collegamento con l'entroterra?I borghi in Italia sono sia sul mare che nell’entroterra. Il mio ragionamento riguarda tutti i borghi, un fenomeno cioè che potenzialmete si riferisce a oltre 20 mila realtà di piccola dimensione, su tutto il territorio nazionale. Nello specifico dei borghi dell’entroterra suggerisco di lavorare assieme pubblico e privato per creare una proposta compiuta, altrimenti sarà inevitabile avere solo escursionisti. Una proposta compiuta, necessaria se si vogliono soggiorni, nasce se si lavora assieme e si investe assieme! La netta separazione pubblico/privato del passato è oggi un grande limite. Bisogna entrare in una logica per la quale il turismo è un Sistema, non un’industria a compartimenti stagni. Ci si salva tutti assieme: guide turistiche, artigiani, ristoratori, alberghi, uffici informazione, cantine…, e piccoli musei. Dunque bisogna lavorare assieme, creare reti vere, non semplici sommatorie come vedo fare ora. E ripeto occorre puntare sul prodotto, uscendo da questa “specie di malattia” nella quale siamo caduti, per la quale il turismo è solo comunicazione. E’ il prodotto la componente più importante dell’immagine.


Intervista a Giancarlo Dall'Ara apparsa sul Blog "Marche Craft


domenica 19 aprile 2020

Cinque falsi miti sui borghi


Nello scenario che stiamo vivendo si è aperta una prospettiva importante per lo sviluppo dei borghi, ma nelle riflessioni che si leggono il tema viene affrontato con gli stessi criteri e gli stessi paradigmi del passato (quelli stessi che si userebbero per parlare delle altre destinazioni turistiche). Questo dipende anche da alcuni luoghi comuni sul tema dei borghi che vorrei, per quello che posso, chiarire

sabato 11 aprile 2020

Quale futuro per il turismo?




In questi giorni ho elaborato diversi scenari "futuribili" per chi si occupa di turismo. Al momento questo è quello che mi pare più probabile. Naturalmente le previsioni non sono "profezie", servono come strumento di lavoro e vanno periodicamente aggiornate. Mi auguro che questa slide possa dare qualche stimolo in attesa che le variabili "incontrollabili" (decisioni governative, farmaci/vaccino) diano la svolta auspicata.
Ne ho parlato con Mariateresa Montaruli che ha pubblicato l'intervista nel suo bellissimo BLOG 

L'articolo e le mie ipotesi di scenario sono state riprese da Fabrizio Todisco in un interessante articolo che trovate qui

Anche il TTG ha ripreso le mie ipotesi di Scenari sui quali lavorare per il futuro
Nel frattempo ho ricevuto un bellissimo commento da Tiziana D'Onofrio esperta di turismo e amica, che incollo di seguito:
"In questo periodo ci chiediamo quale sarà il nostro futuro. Non parlo di discussioni teoriche e di alto profilo ma, della stessa possibilità di rivedere anche solo un nostro familiare. Il nostro prossimo viaggio sarà, dunque, quello alla riscoperta dei sentimenti e della vicinanza emozionale, dell'attribuzione della priorità a quello che ci è prossimo. Perciò concordo fortemente con la visione che vedrà lo scenario del turismo "Italocentrico", quindi destinato esclusivamente alla riscoperta della prossimità anziché della globalità del viaggio. La sfida del settore sarà quindi, volta al miglioramento del livello di qualità e confort sopratutto emotivo, che gli italiani chiederanno, non appena potranno uscire dalle loro case. La ricerca di spazi evocativi che ricordino i tempi in cui la vacanza era condivisa ed esperienziale nel senso umano del termine, senza cadere della retorica di quanto fosse bello il passato, ma proponendo tempi e contatti della vacanza a cui i nostri figli non sono avvezzi, ma che in questo tempo di sosta, stanno imparando a vivere. La vacanza è il tempo dell'arricchimento, della scoperta, della maturazione, del confronto e dell'accettazione del diverso ma altrettanto bello da noi."

lunedì 6 aprile 2020

Natura, Spazio, Sicurezza: parole chiave per la ripresa



La nuova centralità dei borghi
La situazione di crisi che stiamo attraversando riporta al centro dell’attenzione i borghi, soprattuto quelli minori, quelli con pochi abitanti, quelli defilati, immersi nella natura, in grado di offrire grandi spazi e una vita sociale fatta di piazze e itinerari all’aperto.
Il declino dei piccoli centri potrebbe non essere così inevitabile, come sembrava fino a poco tempo fa.
Certo se in passato si fosse investito di più sul cablaggio, sui servizi essenziali, sulla defiscalizzazione delle attività artigianali e del commercio, e magari anche su scuole e presidi sanitari, oggi lo scenario sarebbe ancora più interessante. Ma anche così - ricerche alla mano - il ritorno di interesse verso le località minori è il trend del momento. E non parlo solo di turismo. Il dopo Coronavirus potrebbe aprire scenari nuovi per una diversa e migliore qualità dell’abitare e del vivere! Natura, Spazio, Sicurezza sono le parole chiave del futuro che si intravvede, e si trovano tutte nei piccoli centri, che sono da sempre l’ossatura identitaria del nostro Paese.
Per questo ci vorrebbe una regia nazionale, e anche una classe dirigente locale consapevole e coraggiosa.
Giancarlo Dall’Ara
(disegno: ADJ)

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