lunedì 13 febbraio 2012

IAT: li dobbiamo continuare a chiamare così?


Qualche giorno fa ho pubblicato un post sul tema dei nomi dei musei, perché ci sono dei musei che hanno dei nomi assurdi, e sono la dimostrazione che si presta poca attenzione alla comunicazione, e ancor meno alla necessità di stimolare una visita da parte di chi potrebbe essere interessato. Giustamente Paolo D’Intino mi ha scritto da Francavilla che anche il termine “IAT” fa parte di quella brutta terminologia che andrebbe abolita. Sul fatto che “IAT” sia un termine orribile, credo si sia tutti d’accordo. Un po’ tutti l’abbiamo subìto assieme ad altri termini inqualificabili, come “Unione di Prodotto” (terminologia di stampo sovietico che sopravvive in certe parti del Paese). Sono nomi che sembrano nati per non far capire, per “escludere” più che per comunicare. La questione del nome dell'ufficio accoglienza dunque non è secondaria; sappiamo che più persone sono attratte e visitano uno IAT, più si può fare marketing per il territorio. E forse ha ragione D’Intino che vorrebbe promuovere una campagna per abolire il termine IAT. Devo purtroppo constatare però, che sinora le alternative che ho visto in giro non sono il massimo. Stimolo pertanto chi ci segue a fare delle proposte. Per ora la lezione da trarre sarebbe di non far scegliere i nomi a certi burocrati. Altrimenti succederà come per quei musei che cercano visitatori comunicandosi come “Lapidario”.
Sai che fascino!

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