venerdì 10 febbraio 2012

Negozi accoglienti

Ho già avuto modo di scrivere che non sono accoglienti quei negozi nel quale il personale sfugge allo sguardo, non sa instaurare relazioni, o quando entri ti guarda a muso duro. Ricordo una ricerca sui turisti i cinesi in Italia che lamenta la poca grazia del personale che a volte chiude la saracinesca quando i clienti sono ancora nel negozio, senza farsi tanti problemi.
Per rendere accogliente una destinazione però, il ruolo dei negozi è fondamentale. Intanto è già un piccolo gesto di accoglienza trovarne di aperti, anche nei piccoli centri.
Ma per venire al dunque un negozio è accogliente quando ha come modello ideale non il piccolo Supermarket o il centro commerciale ma la bottega. Si, parlo proprio di botteghe, quelle che Beppe Severgnini ha definito come “luoghi di conversazione”.
E anche Giampaolo Fabris, in una delle sue ultime pubblicazioni, aveva scritto che un punto vendita per stare nel mercato deve poter proporre anche l’offerta di un piacevole rito di conversazione, funzione quest’ultima che può evolversi diventando piattaforma relazionale, punto di aggregazione, configurando la bottega/punto vendita come un luogo gradevole dove trascorrere il proprio tempo anche al di là dell’atto di acquisto. E raccomandava ai negozi di organizzarsi per essere in grado di saper rispondere al bisogno di ludicità, alla richiesta di “posso dare un’occhiata, senza impegno”, e anche all’attesa di scovare qualcosa di particolare, magari facendo un “affare”.
(Giancarlo Dall’Ara “Il turismo nei Borghi” Nuova Giuridica)

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