venerdì 27 luglio 2012

A proposito dell'efficacia del racconto



Da tempo sostengo che dobbiamo imparare a trasformare i "pacchetti turistici" in racconti. Certo l'operazione non è affatto semplice, ma almeno in termini di comunicazione non presenta difficoltà insuperabili.
Per spiegare la differenza che c'è tra un racconto vero e uno "stratagemma" (storytelling?), e contemporaneamente per fare capire quanto grande possa essere l'efficacia di un racconto ecco una bella storia:
"Quando il Baal Shem doveva assolvere un qualche compito difficile, qualcosa di segreto per il bene delle creature, andava (…) in un posto nei boschi, accendeva un fuoco, diceva preghiere, assorto nella meditazione, e tutto si realizzava secondo il suo proposito.
Quando, una generazione dopo, il Maggid di Meseritz si ritrovava di fronte allo stesso compito, riandava in quel posto nel bosco e diceva: “Non possiamo più fare il fuoco, ma possiamo dire le preghiere” – e tutto andava secondo il suo desiderio.
Ancora una generazione dopo, R. Moshe Leib di Sassov doveva assolvere lo stesso compito.
Anch’egli andava nel bosco e diceva: “Non possiamo accendere il fuoco e non conosciamo più le segrete meditazioni che vivificano la preghiera; ma conosciamo il posto nel bosco dove tutto ciò accadeva, e questo deve bastare”. E infatti era sufficiente.
Ma quando di nuovo, un’altra generazione dopo, R. Israel doveva anch’egli affrontare lo stesso compito, se ne stava seduto in una sedia d’oro, nel suo castello e diceva: “Non possiamo fare il fuoco, non possiamo dire le preghiere, e non conosciamo più il posto nel bosco: ma di tutto questo possiamo raccontare la storia”. E (…) il suo raccontare da solo aveva la stessa efficacia delle azioni degli altri tre.

Se il tema ti interessa, trovi qualcosa anche qui:
http://www.albergodiffuso.com/i-borghi-hanno-una-storia-vera-da-raccontare.html

Il racconto è tratto da "La Comunità Chassidica", a cura di Daniela Leoni, Citta Nuova, Roma 1989

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