venerdì 18 gennaio 2013

La bella Italia che non seduce chi la dovrebbe promuovere



Riprendo l'articolo di Massimo Gramellini pubblicato su La Stampa "Sul lettino si dovrebbe sdraiare una nazione intera che si rifiuta orgogliosamente di essere come la vogliono gli altri e desidera invece con tutte le sue forze conformarsi al modello globale, condannandosi alla marginalità. Per quale ragione il passato che affascina e stimola la curiosità e l’ammirazione di turisti cinesi e best-selleristi americani ci risuona così pigro e indifferente? Perché rifiutiamo di essere il gigantesco museo a cielo aperto, arricchito da ristoranti e negozi a tema, che il mondo vorrebbe che fossimo? Forse è presbiopia esistenziale.

L’antica Roma e il Rinascimento, incanti da esplorare per chi vive al di là dell’Oceano, per noi che ci abitiamo in mezzo si riducono a scenari scontati: le piazze del Bernini sono garage e il Colosseo uno spartitraffico. O è la scuola che, facendone oggetto di studio anziché di svago, ci ha reso noioso ciò che dovrebbe essere glorioso. Ma forse la presbiopia e la scuola c’entrano relativamente: siamo noi che, per una sorta di imbarazzo difficile da spiegare, ci ostiniamo a fuggire dai cliché - sole, ruderi, arte e buona tavola – a cui il mondo vuole inchiodarci per poterci amare e invidiare.

L’Italia capitale universale della bellezza e del piacere è l’unico Paese che può scampare al destino periferico che attende, dopo duemila anni di protagonismo, la stanca Europa. Ma per farlo dovrebbe finalmente accettare di essere la memoria di se stessa. Serve una riconversione psicologica, premessa di quella industriale. Serve un sogno antico e grande, mentre qui si continua a parlare soltanto di spread."

Articolo originale qui (grazie a Sergio Cagol per la segnalazione):
  http://www.lastampa.it/2013/01/17/cultura/opinioni/buongiorno/la-bella-italia-che-non-seduce-gli-italiani-v1UAS0VOdG3cDboci2XESM/pagina.html

1 commento:

  1. leggo solo ora, e non senza una certa tristezza...recentemente, insieme a Caterina Pisu, ho commentato su facebook un articolo (purtroppo non ricordo la fonte) che parlava di quanto i ragazzi, a scuola, trovino noioso il periodo umanistico-rinascimentale. allora, provocatoriamente, suggeriva di toglierlo dai programmi ministeriali. è da ben prima di iscrivermi all'università che mi chiedo come si possa non vedere la bellezza, e l'unicità, del nostro Paese. come si possa ignorare un sito archeologico, lasciandolo nel più totale degrado. come si possa permettere la vendita all'asta di un NOSTRO monumento...oppure, la genialata dell'anno scorso: pensare di realizzare una discarica non lontano dalla Villa Adriana, a Tivoli!! a volte, mi viene da pensare che altrove queste proposte non sarebbero nemmeno mai nate, perché sarebbe impensabile rischiare di intaccare il ricordo di un glorioso passato...purtroppo, sembra che di quel passato non importi poi molto alla maggior parte delle persone che avrebbero il potere di valorizzarlo, o che potrebbero lasciarlo valorizzare a chi di competenza, rispettandone l'operato. sul serio, perché uniformarci e confonderci a tutto il resto, quando possiamo ancora essere unici? temo sia un problema di mentalità, che andrebbe modificata...
    una volta, mi è stato detto "il laureato in medicina salva vite umane, quello in ingegneria costruisce edifici sicuri e contribuisce allo sviluppo delle città o delle tecnologie...ma il laureato in lettere e filosofia, cosa fa? a cosa serve una laurea in lettere e filosofia?!"...adesso, sono sempre più convinta che il laureato in lettere e filosofia, in scienze umanistiche, turistiche, o anche un artista (di qualsiasi genere), possa contribuire ad evidenziare le nostre differenze, in modo che riprendiamo a distinguerci...ovviamente, mi attengo strettamente al discorso puramente artistico ed architettonico che caratterizza l'Italia nella sua unica diversità.

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