martedì 14 maggio 2013

Quale futuro attende gli uffici informazione turistica?



Ho appena letto che in uno IAT - non ha alcuna importanza la città, perchè si tratta di una storia simile a tante altre di questi mesi - in uno IAT dicevo, il personale è passato "da 40 a 12 ore lavorative settimanali, annullando anzianità, quattordicesima e per uno stipendio mensile di 300 Euro". 
Cito: "Il tutto senza tenere conto che alcune di esse hanno svolto questo lavoro per 11 anni e più, acquisendo una competenza ed una preparazione che adesso rischia di andare persa".
L'articolo denuncia che "un luogo di promozione turistica e prenotazione servizi turistici è stato trasformato in un distributore di mappe e fogli di carta, con vendita di gadget turistici come in qualsiasi cartoleria".
Come sapete, se seguite questo Blog, o se siete del settore, questo è il destino degli uffici informazione turistica nel nostro Paese. 
Ma ciò non accade per caso. Il fatto è che sino ad oggi gli IAT sono stati concepiti come un costo, e non come uno strumento di promozione, di marketing, in grado di sviluppare arrivi e presenze. Insomma di produrre risultati importanti per l'economia di un territorio.
E fino a quando lo IAT resterà un costo, situazioni come queste saranno sempre di più.

Se continuerà la situazione di crisi, e se non si penserà ad un diverso modello gestionale, ad esempio nei termini che io suggerisco da tempo, l'accoglienza istituzionalizzata rischierà di scomparire.
E la responsabilità non è solo degli Assessorati, è anche di quei sindacati che non sono in grado di proporre soluzioni fattibili, e di quei dipendenti che non si aggiornano, che non credono più nell'importanza del loro lavoro, e che non lo affrontano con le competenze necessarie nel 2013.
Non accuso tutti gli Assessorati, nè tutti i Sindacati, nè - ci mancherebbe! - tutti i dipendenti, ma quelli che pretendono di continuare a comportarsi come 30 anni fa.
La via d'uscita c'è, e non è quella della chiusura degli Iat, o del loro ridimensionamento. 

Tutti i territori del nostro Paese hanno bisogno di una funzione di accoglienza, che sappia fare marketing, che sappia stare sul web, e funga da progettista di viaggio dei potenziali turisti e dei visitatori, un consulente autorevole e competente. Non di un'edicola gratuita di opuscoli pubblicitari. Ma neanche di uffici temporanei con personale sottopagato.

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