mercoledì 5 febbraio 2014

Ristoranti Accoglienti


Ecco la carta dei diritti del cliente di Sasha Carnevali: cosa ogni ospite di ogni ristoratore, di qualsiasi fascia, deve potersi aspettare quando va a mangiare fuori:
Non dover tenere il cappotto sulla propria sedia e la borsa in terra: basta avere qualche attaccapanni sistemato in giro per la sala, e un gancio per borse che il cameriere attaccherà al tavolo sul momento: costano 2 euro in ferramenta e fanno la differenza. Anche nella pizzeria più informale.
Tv e radio: no. Musica d’ambiente in sottofondo, senza pubblicità e dj che fanno i simpatici: sì.
Nei ristoranti che non hanno una carta ma un “menu esperienziale”, nel caso le si chiedano, ottenere risposte concrete sulle proposte a sorpresa dello chef.
Dare la comanda a personale che sa consigliare e descrivere subito cosa c’è nei piatti e come vengono preparati, senza dover andare a chiedere in cucina.
Poter chiedere un piccolo bis di un piatto esaltante senza incontrare il fastidio del cameriere.
Non dover indovinare gli ingredienti di quel che si sta mangiando davanti allo chef che ha portato la sua creazione direttamente al tavolo, e che attende lì accanto come Mike Buongiorno, cronometro in mano.
Avere un bicchiere pulito per l’acqua quando si arriva al dessert, per non essere costretti a riassaporare le triglie o il brasato insieme al dolce.
Essere serviti da persone che interagiscono, e non si guardano intorno per vedere se c’è un cliente più interessante di cui occuparsi. Essere serviti non significa essere gufati, ovvero non controllati come a Guantanamo, né interrotti spesso per chiedere se va tutto bene.
E se il cameriere chiede se va tutto bene e il cliente risponde “è possibile che questo lampredotto sia stato cotto senza sale?” o “il tartufo era profumato, ma insapore”, non sentirsi dire con stizza “non è possibile”, ma sapere che il cameriere andrà a parlarne allo chef per tornare con una spiegazione convincente oppure con le scuse della cucina e uno sconto.

Avere la possibilità di portarsi via l’eventuale bottiglia di vino non finita, ed esserne avvertiti alla consegna della carta: il cliente sarà più incline a ordinare un’etichetta costosa, a non scolarsela tutta prima di rimettersi in macchina, sopravvivere al rientro e quindi a tornare in quel ristorante. Quella che si dice una “win-win situation”.

Ripreso da http://food24.ilsole24ore.com/2014/01/carta-dei-diritti/

grazie a Mauro Santinato per la segnalazione

2 commenti:

  1. Condivido parola per parola! Un blog davvero utile al pensiero! Grazie per il tuo lavoro!

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    1. Grazie, scrivi anche tu un post per questo blog!

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