venerdì 29 agosto 2014

Cronache di Accoglienza (4). Un post di Nicola Nori


Nicola Nori ha scritto una bella testimonianza che spiega molto bene che "il turista che incontriamo siamo noi che stiamo viaggiando", e che vi propongo di seguito.
"Un manager marchigiano di ritorno per le vacanze, proprio nelle Marche, in una famosa località di turistica, si è visto rifiutare la sua comanda al bar.
Era andato al bar per prendere “tre paste alla crema da portare via”. Il barista, alla richiesta, ha spiegato che al massimo poteva darne solo due perché la terza pasta rimanente doveva rimanere a disposizione di qualche altro cliente (sperando così di poter vendere pure un caffè o un cappuccino in abbinamento). Anche se poi, nei giornali si sono lette scuse e si è commentato dicendo che è stato “uno spiacevole equivoco” e che è stato solo “un caso”, queste cose, in pochi attimi, cancellano anni di sacrifici e di rinunce da parte di chi, ristoratore, albergatore o imprenditore minore, lavora con i turisti.
Quando dobbiamo essere accoglienti c’è sempre chi se ne sbatte.
Poi succede che si allunghi la fila delle persone che dicono “In Romagna è facile fare turismo perché fanno fare tutto a tutti! Loro campano di rendita tra Fellini e le discoteche!” e che alcuni imprenditori turistici non vedano più in là del loro naso. Ma non esiste solo il turismo delle discoteche.
Se ancora non si capisce che “il turista che incontriamo siamo noi che stiamo viaggiando” non si fa un passo in avanti. Contingentare le paste per accontentare il turista che verrà, a discapito di quello che è già davanti a noi e che paga per un servizio o un prodotto, non mi pare una mossa vincente.

"Invitare qualcuno alla nostra tavola vuol dire incaricarsi della sua felicità durante le ore che egli passa sotto il vostro tetto". (Anthelme Brillat-Savarin)

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