domenica 28 dicembre 2014

Barbarie statistica e dato apparente


Negli anni ’70 si lamentava che le statistiche internazionali non permettevano di paragonare i dati delle diverse nazioni, perché c’erano Paesi che rilevavano gli ingressi alle frontiere e altri gli arrivi negli alberghi….
La descrizione del fenomeno turistico era molto lacunosa, considerato che il conteggio degli arrivi alle frontiere era una formalità effettuata in modo molto approssimativo; quanto agli arrivi negli alberghi, accadeva che un turista che visitava quattro città in giro per l’Italia, contasse nelle statistiche come quattro turisti (!).
Il problema dell’utilizzo dei dati ufficiali nel turismo ha a lungo impedito che si riuscisse a costruire un quadro descrittivo attendibile del fenomeno. Il Primo Rapporto sul turismo Italiano, edito dal Ministero del Turismo e dello Spettacolo nel 1985 ad esempio riportava dati ufficiali nei quali risultavano oltre 10 milioni di viaggiatori provenienti dalla Svizzera verso l’Italia, quando la popolazione di quel paese non superava i 6 milioni di abitanti.
Poi le cose, almeno in parte, sono cambiate anche se esistono ancora divergenze in merito alla definizione di standard comuni, e anche alla definizione di “viaggiatore”, e non è questione di poco conto.
Ogni tanto però capita ancora di leggere dati "impossibili", riportati come verità. E quei dati fanno il giro del mondo più volte, tradotti in tutte le lingue.

E' ancora possibile fare un passo indietro e imparare a leggere i dati alla luce dell’esperienza? Andare cioè “oltre il dato apparente” come diceva il Censis tanti anni fa?

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