venerdì 7 agosto 2015

Un caffè? tra cento metri c’è un altro bar


Vi propongo un commento di Emanuele Dessi, pubblicato dall’Unione Sarda il 28 luglio 2015, il direttore del TG di Videolina parla della Sardegna, ma credo che anche in questo caso il commento riguardi tutto il nostro Paese.

“Un caffè? Guardi, tra cento metri c’è un altro bar”. Anni Ottanta, Monserrato, pomeriggio di sole. Un po’ leggenda metropolitana, un po’ storia vera. I bene informati giurano che funzionava proprio così. Il proprietario del bar seduto sul marciapiede, le braccia sullo schienale della sedia. Guarda la strada con voglia di lavorare saltami addosso e pronto a fulminare il cliente che osa varcare la soglia del suo locale per un caffè: “Tocca, bai a s’atru bar”. Anno del Signore 2015, Sardegna, terra baciata da Dio e di nuovo tra le mete più amate dagli italiani e dagli stranieri, nonostante l’odissea, soprattutto per il portafogli, per arrivarci. Ebbene, quanti personaggi come il “simpatico” barista di cui sopra albergano nelle nostre spiagge e nei nostri centri storici? La cultura dell’accoglienza, per molti-troppi imprenditori (si fa per dire), è un po’ come una licenza elementare mai presa. Passi per la zappa sui loro piedi, ma quanti danni fanno, all’immagine della Sardegna, i pressapochisti del panino-sdraio & ombrellone-birra-pizza e rock and roll? Fateci caso. (...) E allora, chi ha nel Dna i geni del “simpatico” barista di cui sopra, quella serranda non la apra mai. E sei mai l’avesse fatto, la chiuda. Farebbe un favore certamente all’immagine di una terra che sa essere ospitale.
articolo integrale qui:

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