martedì 22 marzo 2016

Il 50% di un Ristorante è cucina, l'altro 50% è accoglienza


(...) "Proprio in questi giorni si sono sprecati convegni e titoli di giornali sul binomio turismo- enogastronomia con una farcitura di cultura che non sta mai male. Ma poi non si fa nulla, mentre l’attenzione è sempre sullo spaghetto nel piatto dello chef che è andato in tivù. Ma perché l’attenzione non viene mai posta sulla radice, ossia sull’arte dell’accoglienza, che nel mestiere di un ristoratore diventa turismo, cultura, cucina." 
Queste parole sono di Paolo Massobrio, che le ha scritte dopo essersi reso conto che il numero degli addetti che stanno in cucina, del quale parlano da anni tutte le TV, spesso equivale a quello del personale che sta in sala: "Come a dire che il successo di una meta internazionale di cucina italiana è al 50% cucina, ma l’altro 50 è servizio, accoglienza, professionalità, amicizia, racconto, tutti quegli ingredienti che sanno fare di una sosta qualcosa di memorabile. (...) Ma a parte alcune eccezioni - prosegue Massobrio - il resto della ristorazione italiana cresciuto fin troppo in fretta, latita proprio sul fronte dell’accoglienza. (...) Si mangia, si ordina un vino da una carta con etichette simili alle carte di 20 anni fa e poi si paga, buongiorno e grazie. Un locale che pensa che il 100% sia solo ciò che mangi ha intrapreso la strada sbagliata. E l’Italia della sintesi fra enogastronomia e turismo (e cultura) non può accettare di ridursi a una grande mensa, seppur di qualità".
Massobrio chiude l'articolo con queste parole: "il personale, avamposto di un locale, che è biglietto da visita dell’Italia che piace, non viene formato, perdiamo la grande occasione. E quando l’abbiamo persa, ci accorgeremo che eravamo davanti alla tivù a guardare come veniva un piatto, anziché pensare come accogliere il mondo che ha il mito del nostro Paese."
articolo tratto da Avvenire, mercoledì 17 febbraio 2016

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