lunedì 21 agosto 2017

Quando la promozione turistica danneggia il turismo


1. Quando la promozione turistica danneggia il turismo
In Italia gli Enti che si dovrebbero occupare di turismo, si occupano in realtà solo di promozione turistica. Ed è questo il problema n.1 del turismo italiano.
Non c’era bisogno di arrivare all’estate 2017 e ai casi eclatanti di Barcellona, Venezia e Firenze per scoprire che il turismo non può essere affrontato in questo modo, che è poi lo stesso del secolo scorso: promozione, promozione e promozione. 
Non c’era bisogno di arrivare alle manifestazioni dei residenti contro il turismo per capire che gli Enti turistici andrebbero ripensati completamente nel loro ruolo, nelle loro funzioni e nelle loro competenze.
Dagli anni ’70 studi ed esperienze hanno spiegato bene che il turismo genera benefici, ma va gestito; e se il turismo è senza regia produce problemi di impatto ambientale e sociale, e forme di antiturismo.
L’antiturismo poi evolve: dapprima è un fenomeno che riguarda piccoli gruppi elitari, poi fasce sempre più ampie di residenti…, e lentamente alle parole fanno seguito i gesti e gli atti contro i turisti: intimidazioni, violenze. Mi sono occupato di antiturismo in ricerche e convegni, e oggi c’è moltissima letteratura, per chi voglia documentarsi.

Se si smette di affrontare il turismo (che è la terza industria più grande del mondo, con previsioni tutte in crescita) semplicemente con l’approccio stimolo-reazione, come avviene con le campagne promozionali, ma se lo si affronta come fenomeno complesso, i problemi dei quali la stampa parla in queste settimane, possono essere evitati. Naturalmente ora, che siamo arrivati alle manifestazioni in piazza e sulle spiagge contro i turisti, tutto è più difficile. In più mi pare evidente che a quelle Istituzioni – abituate ad affrontare il turismo con qualche foto sui social, con la pagina Facebook e uno stand alla Bit di Milano - manchino le competenze minime.
Ho provato a guardare gli account twitter e i siti web delle località dove i turisti vengono additati come responsabili dei problemi di superaffollamento: continuano imperterrite a promuovere il turismo nei loro territori, promuovono eventi, mostre, itinerari….  Qualcosa cioè che hanno sempre fatto, e continueranno a fare anche in futuro, se qualcuno non spiega loro che non ci si dovrebbe più occupare di turismo in quel modo; che non basta una strategia di marketing, ma che occorre avere una visione nuova, un approccio completamente diverso al turismo, strumenti diversi e soprattutto nuove competenze!

Per capire che il turismo oggi va visto in un’ottica completamente diversa, basterebbe guardare il calendario degli eventi delle destinazioni dove ci si lamenta dei troppi turisti e che considerano il turismo come veleno. Quasi tutti gli eventi sono nei fine settimana, in alta stagione, o comunque quando non ce ne sarebbe davvero bisogno!
Giancarlo Dall'Ara, primo di due articoli
il secondo articolo è QUI

qualche immagine che si commenta da sola

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