domenica 17 novembre 2019

La trappola di Airbnb


“Ma è tutto oro quel che luccica? Qual è idea di città che si nasconde veramente dietro il business di Airbnb? Dopo anni di studio, Sarah Gainsforth, ricercatrice e giornalista, ha prodotto il libro “Airbnb città merce” (DeriveApprodi, 189pp) nel quale effettua un’attenta disamina di questa florida società – “prodigio” della Silicon Valley – focalizzandosi sulle conseguenze urbane del turismo low cost. Il testo non risulta né ideologico né manicheo. “La retorica fasulla di Airbnb va combattuta con dati reali e storie vere di origine e resistenza” si legge nella prefazione. Dietro il comodo strumento di Airbnb, si celerebbe un modello di città escludente e diseguale. Innanzitutto il suo business avalla il fenomeno della gentrification, ovvero la riqualificazione estetica dei quartieri impoveriti ma, nello stesso momento, l’aumento dei prezzi e dei valori immobiliari che provoca un ricambio di popolazione e l’espulsione, diretta o indiretta, degli abitanti meno facoltosi. “ 
Ho ripreso queste riflessioni da un articolo di Vincenzo Carbone e Giacomo Russo Spena. L’articolo è stato pubblicato su MicroMega e lo trovate al link che vedete di seguito.
La massificazione dell’industria turistica, persino nella variante individualizzata assunta dalle forme polverizzate non governate (immediatamente) dai grandi tour operator, rendendo “merce” le esperienze urbane e dei territori ha trasfigurato le zone interessate dal consumo turistico massivo e quelle prossimali (turistificazione). Siti d’interesse turistico, territori e città, hanno visto progressivamente mutare funzioni e significati; intere aree urbane subiscono trasformazioni nella composizione degli abitanti, nelle attività economiche e commerciali, nei tempi di vita, esclusivamente scanditi su quelli del consumo. 
I panorami sociali di queste aree sono spopolati, pochissimi i residenti stabili, mentre le classi meno agiate e le famiglie di ceto medio vengono espulsi dalla desertificazione dei servizi di prossimità, oltre che dai costi
 crescenti, o attratti da altri modelli di residenzialità e di insediamento urbano. Dall’altro lato appartamenti di rappresentanza o di proprietà delle classi affluenti e dei professionals sono usate per pochi giorni l’anno. Case senza abitanti e abitanti senza casa rappresentano un altro stridente paradosso dei territori turistificati nei quali si generano conflitti sull’uso dello spazio e sui significati attribuiti ai luoghi tra chi li vive quotidianamente e chi, invece, semplicemente, li consuma. “

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