domenica 9 agosto 2020

Turismo: industria senza ciminiere o incubo?

Secondo Assoturismo si registreranno almeno 4,2 milioni di presenze turistiche in meno, nel solo trimestre estivo. Un crollo senza precedenti.

Dovrebbe essere questo il momento giusto per provare a rifondare, o almeno ripensare, il turismo. Ma c’è qualcuno che lo sta facendo?

L’impressione è che le destinazioni turistiche continuino a ripetere - sempre più stancamente - le stesse cose di sempre: promozione, promozione e promozione.

Purtroppo anche all’estero la confusione sotto il sole è grande. A Barcellona, città idolatrata in Italia, ma anche capofila nell’anti-turismo (in passato si arrivò a dividere le strade in “per turisti” e “per residenti”, mentre sui muri si leggeva “Turisti tornate a casa!”), oggi ci si esprime così: “Molte persone pensano che la città sia meravigliosa così com’è, senza turisti, ma potrebbero essere costretti a rivedere le proprie idee quando a settembre lo Stato smetterà di pagare l’80 per cento del loro stipendio e il tasso di disoccupazione salirà al 18 per cento”. 

Tornando al tema, non vedo grandi esempi di “ripensamento dello sviluppo turistico”, non vedo interventi legislativi che impediscano la completa turisticizzazione dei centri storici, la loro trasformazione in parchi a tema, che regolino diversamente l’affitto turistico delle case, che impostino una diversa politica dell’abitare e del vivere, che regolino gli eventi turistici almeno in alta stagione, che impediscano la costruzione di nuovi hotel (con nuove colate di cemento), e che invece stimolino lo sviluppo attraverso progettualità nuove, e forme di ascolto e condivisione con i residenti… 

Eppure la storia insegna che il turismo non va “promosso”, nè va lasciato svilupparsi spontaneamente, ma va programmato con una visione strategica e una regia che lo segua in tutte le sue fasi, per evitare che il turismo da “industria senza ciminiere” diventi un incubo. 

GD

Nessun commento:

Posta un commento

Archivio blog