venerdì 25 settembre 2020

Turismo nei borghi: un boom, ma non per tutti

 


I buoni risultati del turismo verso le destinazioni tradizionalmente considerate “minori” sono stati davvero la “grande sorpresa” del turismo estivo del 2020?

A mio parere sono stati una “grande sorpresa” solo per chi non si è accorto che in questi anni è cresciuto a dismisura il “turismo di scoperta”, il turismo cioè di chi non ama le solite destinazioni. I buoni risultati del turismo nei borghi sono stati una sorpresa per chi non ha mai considerato che in Italia sono oltre 20 mila i piccoli centri italiani che hanno tutte le risorse per poter essere considerati un “prodotto turistico” a tutti gli effetti.  

Sono stati una sorpresa per chi non aveva pensato che dopo il lockdown ci sarebbe stato un forte bisogno di “spazio & natura” oltre che di sicurezza, cioè di qualcosa che si può trovare più facilmente nelle destinazioni meno affollate e fuori dai soliti giri, come sono la maggior parte dei borghi del nostro paese. Ma si è trattato di una sorpresa anche per molti amministratori di paesi piccoli e grandi, alcuni dei quali non avevano mai pensato di poter avere turisti per un periodo più lungo di una giornata o due, se non a ferragosto, e anche per quelli abituati a pensare che l’unico modo di attirare turismo fosse l’organizzazione di eventi-ressa, che come sappiamo, in generale si limitano a stimolare escursionismo più che una vera filiera del turismo e un indotto economico diffuso, anche nel tempo.

Ora però questo trend, e lo scenario che ne deriva, rischiano di non ripetersi nel prossimo futuro, perché se, come tutti ci auguriamo, il covid sarà sconfitto o almeno saranno in gran parte limitati i suoi effetti negativi sulla vita di tutti i giorni, la domanda che quest’anno ha premiato le cosiddette destinazioni minori, una domanda cioè tutta italiana e di prossimità, potrebbe essere spinta a desiderare nuovi luoghi per altre scoperte e nuove vacanze. 

Personalmente penso che chi ha considerato la stagione 2020 anche come l’occasione per fidelizzare gli ospiti e per farne degli alleati, avrà ancora buoni risultati; chi invece li ha visti come “portafogli che camminano”,  e li ha guardati arrivare stando seduto senza provare ad “ascoltarli” davvero, credo dovrà ripensare al proprio modo di affrontare il turismo, e capire la differenza che c’è tra servire i turisti e “conquistarli”.

Intervenendo su questi temi all’inizio di stagione avevo sottolineato che la vera scommessa del turismo nei borghi era legata al superamento di alcuni dei punti di debolezza tradizionali dei borghi stessi: se, come auspicavo, in qualche paese o centro storico c’è stata una rinascita dei servizi ai cittadini, se si è avviato qualche progetto per il recupero e un utilizzo sostenibile delle case vuote, se sono stati pensati progetti di ripopolamento, se si è investito in innovazione tecnologicacon una visione del futuro, in quei luoghi le soddisfazioni non mancheranno neppure nel 2021.

Giancarlo Dall’Ara

 

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