martedì 10 novembre 2020

Ritorno alla normalità?

Più passa il tempo e più sembra chiaro che in Italia nessuno vuole ripensare seriamente e cambiare il modello di sviluppo turistico tradizionale. Evidentemente si pensa che dopo il covid tutto tornerà come prima, e quindi non ci sia bisogno di cambiare niente.

Io mantengo tutte le speranze che la crisi possa presto essere superata, ma anche i miei dubbi e timori sul fatto che proprio tutto possa tornare esattamente come prima.

Questo perché nel prossimo futuro ci potrebbe essere più di qualcuno che non sarà disposto a riaccettare tutto – a riaccettare cioè i costi ambientali sociali di uno sviluppo turistico insostenibile - stando in silenzio. E questo qualcuno, questa variabile “incontrollabile” è data dai turisti, da molti turisti con le loro fragilità, vecchie e nuove.

In altre parole un “retour à la normal”, come quello della famosa immagine sessantottarda, non può essere dato per scontato.

Questo però dovrebbe essere il momento giusto per una destinazione (penso soprattutto alle città d’arte che più stanno soffrendo per la situazione attuale), disposta a spingere sull’innovazione, a tentare strade diverse, e a guadagnarsi così gli oneri (e onori) di avviare un nuovo modello di sviluppo condiviso, sostenibile, e quindi non dissipativo come quello del passato basato sull’affollamento.

GD

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