giovedì 9 novembre 2017

In difesa dei turisti (2)



Incollo di seguito un commento al mio post "In difesa dei turisti", il post è stato pubblicato su Linkedin da Stefano Pollini:
Io mi occupo di formazione in Trentino e il problema dell "orde dei turisti" è sentito anche qui. Una possibile via è quella di attivare servizi per residenti altrimenti impossibili senza il flusso turistico (che garantisce sostenibilità agli investimenti). Per es. durante i Mondiali di sci Nordico in Val di Fiemme nel 1991 fu creata un altra strada a scoorimento veloce, ad alto impatto, ma ora tutti i residenti usano qulla nuova strada a scorrimento veloce e anche chi era contrario a quell'opera (e ai flussi turistici) ora ne capisce il valore. Ora, per esempio grazie a questa strada è possbile chiudere i centri storici e creare spazi pedonali e ciclabili prima impensabili. E migliora la qualità della vita dei residenti. La via d'uscita penso sia questa: se le amministrazioni pubbliche pensano alla qualità della vita dei residenti, i turisti sicuramente arrivano (se stanno bene i residenti stanno bene anche gli ospiti) e così anche le comunità locali riescono a comprendere il valore che portano gli ospiti.

giovedì 2 novembre 2017

Antiturismo: una forma di apartheid



Prima parte
Torno sul tema Antiturismo. E spero non pensiate che io esageri nel parlare di antiturismo e nell'indicare questo atteggiamento come ingiusto, anche moralmente ingiusto, oltre che dannoso per l'economia del turismo e per la cultura di ospitalità di un paese. Ovviamente non ci sono solo gli atteggiamenti provocatori, i divieti per i turisti, il tema è assai più complesso e riguarda anche lo snobismo di tanti intellettuali che vedono nel turismo solo aspetti negativi, e che più in generale considerano i turisti come cittadini di serie B. Tornerò ancora, e anzi presto, su questi temi, per ora vi propongo un articolo pubblicato qualche anno fa che parla di antiturismo a Barcellona. "Turisti di qua, residenti di là: a Barcellona, come due settimane fa sulla Quinta Strada a New York, sono entrati in azione il normografo e la vernice bianca per separare il cammino degli autoctoni da quello degli ospiti, implicitamente un po’ troppo ingombranti. In alcune delle vie più frequentate della città, nel Barrio Gotico, qualcuno aveva fatto ordine, l’altra notte, delimitando le corsie riservate sui marciapiedi, con un’inedita (almeno in Spagna) segnaletica orizzontale. Semplice ma chiarificatrice e, a prima vista, abbastanza professionale: «barceloneses» a sinistra, «turistas» a destra. A Manhattan era viceversa, però l’importante è non mescolarsi. Il Comune ha subito declinato qualunque responsabilità, ma la presidentessa dell’Associazione di quartiere del Centro Storico, Maria Mas, non vede nulla di discriminatorio o di particolarmente stonato nell’iniziativa per regolare il traffico pedonale: «Può servire almeno a farci riflettere — ha detto al quotidiano La Vanguardia —, in zona non ne possiamo davvero più». La pazienza è arrivata al limite per le stesse ragioni che, invece, inorgogliscono il responsabile dell’ente turismo di Barcellona, Joan Gaspart: nel bilancio di fine anno si prevedono il 12 o il 15% di visitatori in più rispetto al 2009. L’affollamento giova all’economia locale, ma meno alla mobilità e così, sull’esempio di qualche abitante esasperato di New York, sono nate le corsie preferenziali per chi va di fretta ed è stanco di essere intralciato dagli sfaccendati forestieri. Già sulle Ramblas, per prassi, i residenti evitano il marciapiede centrale, normalmente popolato di stranieri, venditori ambulanti, statue viventi, prestigiatori e, purtroppo, borsaioli. Chi è del posto preferisce procedere spedito e controcorrente ai margini del viale, o evitare del tutto la principale passeggiata cittadina. Ma spennellare l’apartheid a chiare lettere sull’asfalto è parso grossolano alla maggioranza dei residenti. Con qualche eccezione ancora più estremista: «Perché le scritte sono in castigliano e non in catalano? » si è lamentato qualche lettore del quotidiano. «E io, che sono di Sitges — si è informato un abitante del simpatico borgo marinaro a 40 chilometri dalla capitale —, che corsia devo prendere? Non sarebbe stato meglio dividere piuttosto i marciapiedi fra catalani e turisti?». L’ipotesi non diverte Bernat Joan, segretario per la politica linguistica della Generalitat, il governo catalano, ed esponente del partito indipendentista Esquerra Republicana de Catalunya: «Io ho casa a Ibiza e lavoro a Barcellona. Che significa? Che quando lavoro uso una corsia e quando sono fuori servizio l’altra? Non scherziamo. I turisti sono più che benvenuti a Barcellona e non rappresentano certo un problema per noi». Le scritte apparse ieri mattina in centro hanno aggiunto legna al fuoco delle polemiche, ormai di lungo corso, sull’abbigliamento dei turisti che, con il caldo, attraversano Barcellona in tenuta da spiaggia, a torso nudo o in pareo. Manifesti municipali d’invito alla decenza si rivolgeranno prossimamente ai «descamisados » di passaggio. E, in quel caso, non sarà per scherzo. (Corriere della Sera, ELISABETTA ROSASPINA)

Seconda parte: Ho scritto il post che avete letto nel 2013 e non ho resistito alla tentazione di ripubblicarlo 4 anni dopo, assieme all'articolo del Corriere della Sera di Elisabetta Rosaspina.
In questi anni è successo di tutto. Oggi il turismo è sul banco degli imputati per vicende che vanno dalla distruzione del Vallo di Adriano, all'inquinamento nelle aree alpine, al costo della vita nelle città, alla distruzione di aree paesaggistiche e centri storici.
Non ho ancora trovato altri spazi online che sostengano quello che invece io sostengo, e che cioè i danni dei quali si parla sono provocati in primo luogo dall'industria del turismo (cioè dagli imprenditori privati e dai soggetti pubblici che se ne occupano). Sono loro che hanno costruito alberghi e hanno autorizzato alloggi dove non si sarebbe dovuto (per non dire dei centri commerciali, delle darsene, dei villaggi turistici...). Sono loro che promuovono destinazioni che sono da anni al limite della loro capacità. 
Ma come si vede bene anche dall'articolo del Corriere, questi anni potevano essere utilizzati per correre ai ripari, per avviare un diverso modello di sviluppo turistico sostenibile.
Cosa alla quale - purtroppo- non si pensa neppure ora.





mercoledì 25 ottobre 2017

Qualche consiglio per accogliere i turisti giapponesi



Anche se non si può ridurre l'accoglienza a una sommatoria di regolette, e anche se non esiste una regola valida per tutti - ci mancherebbe! – si può affermare che in generale:
- i turisti giapponesi  in Italia cercano la cultura, lo stile di vita, la gastronomia, la moda;
- apprezzano la pulizia, l’ordine e la precisione, e non sopportano gli imprevisti;
- anche i giapponesi, come i cinesi, non amano il numero 4, che considerano numero sfortunato (la pronuncia è simile a quella di “morte”);
- l’inglese non è molto utilizzato (giovani a parte), e in generale anche se i giapponesi lo conoscono può accadere che non lo parlino per il timore di non saperlo perfettamente;
- i turisti giapponesi in albergo apprezzano molto i bollitori in camera;
Infine: rispettate il loro spazio e la loro privacy, mantenete una distanza fisica appropriata, e non esagerate troppo con le attenzioni.

Per conoscere i piccoli gesti di accoglienza che conquistano i turisti giapponesi continuate a seguirmi su questo Blog

Invece se avete bisogno di portare i turisti giapponesi nel vostro territorio o da voi, ecco un link utile


GD

sabato 14 ottobre 2017

Ristoranti accoglienti


Ripropongo di seguito un post di Fabrizio Todisco (Invasioni Digitali, e altro ancora), pubblicato su Facebook. Il tema è quello dell'accoglienza e della formazione del personale.
"Entro in un ristorante: nuovo progetto, bel posto, ottima materia prima, chef celebre. Poi al tavolo arriva una persona totalmente impreparata che non conosce il menù, mi scambia la carne per pesce e va in enorme difficoltà su ogni richiesta di maggiori informazioni. La ristorazione è cambiata molto negli ultimi anni e il livello qualitativo dell'offerta è migliorato sensibilmente e gli chef sono ormai delle micro-star; e se la ricerca di prodotti d'eccellenza procede a passo spedito (con risvolti positivi sulle economie locali e sulle piccole e medie imprese del comparto alimentare) molto resta ancora da fare nell'ambito della formazione del personale di sala. Qui, purtroppo, spesso si tende a risparmiare assumendo personale poco preparato o inadeguato e in questo modo l'accoglienza, fulcro dell'intera esperienza, viene lasciata ancora una volta al caso."

mercoledì 27 settembre 2017

Il volto gratuito della Sardegna



“E’ probabile che dopo tanti anni le cose siano cambiate” scrive Daniele Varè nel suo romanzo “Gaia Melodia” pubblicato da Mondadori nel 1944.
L’autore si riferisce al comportamento dei contadini sardi che all’epoca (il romanzo si svolge nella seconda metà dell’800) era “primitivo, ospitale e cortese, ma sospettoso verso gli stranieri”.
Come ho letto queste frasi le ho subito girate ad amici sardi, ma non mi ero accorto che la descrizione più interessante veniva poche righe dopo.
“Se qualcuno di fuori veniva a proporgli un affare, spesso si rifiutava di trattare. Il solo fatto che un straniero volesse qualcosa da lui (che non domandava niente a nessuno) e venisse da lontano a chiederlo, anche offrendo un congruo compenso, era la prova sicura di qualche imbroglio!”. Daniele Varè poi racconta come dei marinai avessero tentato di acquistare il latte dal contadino, ma senza riuscirci “Offrivano somme considerevoli, ma il proprietario che pure aveva latte in abbondanza, non volle vendere”.
Fino a quando un dottore non andò dal contadino e tornò con il latte. Aveva detto che il latte gli serviva per un bambino malato, e lo aveva ottenuto “senza pagamento”.
Vendere non voleva, ma regalare si!”
Varè, sbagliando, attribuisce il merito al dottore, alla sua “furbizia”, ma il merito, come è evidente, è stato tutto del contadino!
Frequento la Sardegna da tanti anni, e posso dire che questo è il volto più bello della Sardegna, che sopravvive ancora e si può trovare facilmente, se si ha voglia e tempo di farlo.

Vi segnalo un post sul significato del valore di questo gesto QUI

foto di Guo Quangang 

lunedì 25 settembre 2017

Non c'è un solo modello di sviluppo turistico



Se vi occupate di turismo vi siete certo accorti che quando si vuole promuovere una destinazione o un "prodotto" turistico (ad es. un hotel), si fa riferimento ad un unico modello di sviluppo che si basa su una forte attività di comunicazione, in gran parte online, con alcune integrazioni offline.
Un buon posizionamento, una buona brand reputation ecc.
Ma non è questo l’unico modo di affrontare il turismo e lo sviluppo dei territori.
Personalmente parto dall’idea che (1) la componente fondamentale dell’immagine sia il prodotto, che (2) l'esperienza di vacanza sia data soprattutto dalle persone e dalle relazioni, e infine che (3) noi non siamo nel business del turismo ma dell’ospitalità, al centro della quale c’è l’accoglienza.
Queste premesse hanno delle conseguenze importanti: non possono essere gli strumenti a condizionare le attività, come avviene tuttora nel modello di sviluppo turistico dominante!
ma c’è bisogno di un pensiero che funga da bussola e da regia di orientamento e di scelta. Solo in questo modo lo sviluppo può essere sostenibile e condiviso, e l’attività sul web meno standard.
Avete fatto caso come - con questo modo di procedere - gli hotel online sembrano (quasi) tutti uguali?
In più credo si possa affermare che tutti i casi di turismofobia registrati quest'anno, si riproporranno se quel modello non verrà cambiato, e se non si adotteranno forme di promozione sostenibili, come sono quelle basate non sulla pubblicità, ma sulle relazioni.
Se il tema vi interessa leggete anche QUI 



domenica 17 settembre 2017

Piccoli Musei accoglienti, un incontro a Lodi il 23 settembre



"Il Gusto dei turisti per i piccoli musei: un patrimonio culturale da valorizzare per lo sviluppo dei territori” 
Conversazione con Cristina Cappellini, Assessore alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia, Giancarlo Dall’Ara, Presidente dell‘Associazione Nazionale dei piccoli Musei, Ferruccio Pallavera, Direttore quotidiano Il Cittadino.
A Lodi, sabato 23 settembre ore 17.00 in Piazza della Vittoria, in occasione dell'evento "Le forme del Gusto - festival delle eccellenze agroalimentari"

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