lunedì 7 agosto 2017

In difesa dei turisti e del turismo



Leggo che secondo i giornali spagnoli dall’inizio dell’anno sono stati assaltati sette tra hotel e ristoranti di Barcellona, ed un numero imprecisato di biciclette pubbliche. E’ questa l’evoluzione dell’antiturismo, ribattezzato per l’occasione “turismofobia”, che a ben vedere è una parola che nasconde un forma di razzismo nei confronti dei turisti.
In Italia mi sono stati segnalati atti vandalici contro una agenzia che organizza bike tour, e tante scritte sui muri del tipo “Ma se è la stagione dei turisti perché non gli possiamo sparare?”, oltre a ordinanze-gaffes di Istituzioni pubbliche
Ma il vero problema da noi - per ora - sono gli articoli sul turismo scritti da persone che non lo conoscono e che attribuiscono le colpe ai turisti (definiti "orde di turisti"), non a chi organizza eventi per centinaia di migliaia di persone, in alta stagione, o a chi spende milioni per promuovere destinazioni già superaffollate di visitatori. E spesso si tratta di località famose, che per decenni hanno implorato i turisti di andare da loro. 
In quegli articoli non si chiede a Ministero, Regioni e Comuni, che al tema dedicano solo interviste, di essere all’altezza di questi problemi e di diventare registi di uno sviluppo turistico diverso, o di tentare altre strade per gestire il turismo, strade diverse dall'unica che sanno fare: la solita "promozione turistica". O almeno di smettere di incentivare il turismo in maniera indifferenziata, e di affrontarlo piuttosto con le competenze necessarie.

Il fatto è che siamo di fronte al vecchio pregiudizio nei confronti del turismo. Come sosteneva Hans Magnus Enzensberger la sedicente critica del turismo come fenomeno che "volgarizza il mondo", non è nient’altro che una voce a difesa di un privilegio, quello della vacanza di pochi, un privilegio minacciato di annientamento.
Giancarlo Dall'Ara

p.s. Segnalo con piacere una eccezione, quella di Pierluigi Battista che con coraggio, il 7 agosto sul Corriere della Sera, ha scritto: "Questa campagna ridicola e malmostosa contro il cosiddetto «turismo low cost», che pena. Che spocchia da nuovi ricchi, da penultimi arrivati che vogliono dimenticare quando low cost erano loro e le ciabatte che indossavano non erano più eleganti di quelle di adesso e le code per una visita mordi e fuggi ai musei (...) E adesso? Adesso ci fanno schifo i nuovi vagabondi inquadrati dai tour operator, i milioni di poveracci che ora consumano solo una bottiglietta d’acqua minerale (...) E allora prendiamocela con le autorità che non si fanno rispettare. E smettiamola di fare i sussiegosi".







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