venerdì 31 luglio 2020

Nuovi mercati: è meglio una ricerca o un romanzo?



La convivenza con il Covid19 ha portato molti operatori turistici ad interrogarsi sulla loro attività, a ripensarla in chiave strategica e di proposta. Più di qualcuno ha provato a diversificare la domanda, e si è interrogato su eventuali nuovi mercati ai quali rivolgersi, e con quali modalità.
Il mio suggerimento è di non appiattirsi leggendo solo ricerche e manuali di marketing, ma di andare un po’ più in profondità, cercando di capire le motivazioni reali e profonde che stanno alla base delle decisioni delle persone che vanno in vacanza.
Personalmente ho sempre trovato più spunti nella letteratura che nelle ricerche di mercato. E questo soprattutto per i mercati asiatici.
Così se qualcuno di voi vuole provare a pensare alla Corea, ho un libro da consigliare: un romanzo.

Pearl S. Buck ha dedicato diversi libri e racconti anche alla Corea.
Il più bello tra quelli che ho letto è “The Living Reed, a novel of Korea”, purtroppo non tradotto in italiano (mentre in francese è stato tradotto col titolo “Terre coréenne”): racconta la storia della famiglia Kim di Andong, seguendo quattro generazioni a partire dalla fine del 1800. Inizia descrivendo la situazione del paese con il re Kojong combattuto nella scelta di un alleato in funzione anti giapponese, che decide di inviare in America Il-han della nobile famiglia Kim, il quale ha in animo di convincere il re a non limitarsi a guardare il passato, ma a “sposare” il presente avviando una politica di modernizzazione. Ma il destino della Corea, storicamente schiacciata tra Cina, Russia, e Giappone, e divisa sulle azioni da intraprendere è segnato. Nella seconda parte del libro si assiste ad una presa di coscienza, non solo politica, dei Kim, che lascio alla curiosità dei lettori. Naturalmente vi sono storie d’amore, ma anche i martiri coreani nella lotta per l’indipendenza e nella diaspora, che li ha visti fuggire in Siberia, in Manciuria, in Cina, in Giappone e anche in America.
Il racconto inizia lentamente, quasi che l’autrice non si muova nello scenario coreano con la stessa scioltezza e profondità con la quale ci ha abituato descrivendo le vicende cinesi, poi, pagina dopo pagina, la storia si infittisce e diventa più coinvolgente. Nell’introduzione Pearl Buck dichiara che gran parte della storia raccontata è vera, anche se nel racconto l’autrice ha lasciato spazio alla sua immaginazione;  in ogni caso penso che la lettura di “The Living Reed” possa essere una piacevole introduzione alla storia della Corea, e alla comprensione delle sue specificità. 
C’è così poca letteratura in italiano sulla Corea, pochi gli autori coreani tradotti, pochissimi i classici, un fatto per me inspiegabile. Il mio auspicio è che un editore italiano creda in questo libro, scritto nel 1963, con una forte partecipazione emotiva dell’autrice. Un testo gradevole da leggere e divulgativo, che al momento è reperibile solo nelle piattaforme di vendita online.


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