martedì 25 agosto 2020

Si può sviluppare il turismo salvando l’identità dei luoghi?


Ho letto la prima volta di Cheonghakdong in un articolo di Tiziano Terzani del 1988.

Terzani scriveva che, nascosto in un’alta valle della montagna Jiri in Corea, si trova il villaggio della Cicogna Blu. Ventitre famiglie si erano rifugiate lì “per sfuggire al mondo moderno e vivono raccogliendo erbe medicinali, e producendo miele, alla maniera in cui i coreani vivevano secoli fa. Si vestono con gli abiti bianchi tradizionali, i giovani non sposati portano i capelli in una lunga treccia, gli adulti li tengono dentro i loro alti cappelli neri a tuba, fatti di pelo di cavallo”. E l’unica cosa che i bambini studiavano nella piccola scuola locale, nel racconto di Terzani, erano i classici di Confucio. Il capo del villaggio aveva accolto il giornalista italiano dicendogli che più che un posto geografico quello era un paradiso ideologico.

Quello che Terzani non racconta - immagino perché più interessato a descrivere nei suoi articoli la velocità del cambiamento e dello sviluppo economico e sociale coreano - è che quel villaggio affondava la sua storia e le sue radici secoli addietro, a fine ‘500. La sua difficile accessibilità lo aveva salvato dall’occupazione giapponese e dopo la guerra contro i comunisti del Nord, una trentina di famiglie erano tornate per vivere una vita legata alla tradizione. Cheonghakdong, si era aperto al pubblico a metà anni ’80, quando assieme ai turisti era stata accolta anche l’elettricità.

Una ventina di anni dopo la visita di Terzani i residenti erano diventati quasi 200, ma a crescere era stato soprattutto il numero dei visitatori che ora generava un indotto economico importante, che aveva prodotto diversi cambiamenti.

L’arrivo dei visitatori aveva incentivato la vendita dei prodotti locali come le erbe medicinali, gli oggetti in legno, miele, candele, incenso, tessuti…, ma a differenza di altri villaggi “tipici” – ne ho visti tanti in Cina! - i residenti non erano lì in veste di attori di un progetto turistico; e quello che si vedeva era davvero il loro stile di vita, legato non solo all’ambiente ma soprattutto alla loro filosofia e alla cultura tradizionale che volevano continuare a far vivere, e a diffondere con la testimonianza e l’insegnamento. 

Tra i visitatori moltissimi gli studenti attirati dalla possibilità di fare stage nella scuola - nel frattempo molto cresciuta - per imparare assieme ai classici, anche calligrafia, il rispetto delle relazioni e degli anziani, e sperimentare i giochi tradizionali con gli insegnanti che vivono assieme agli studenti.

La notorietà di Cheonghakdong ha continuato a crescere negli anni anche grazie alla stampa e alle guide turistiche, e le agenzie di viaggio hanno cominciato a programmare la visita e un tour per vedere le case tradizionali, i tumuli funerari, le guglie in pietra, i luoghi “sacri” collegati ai fondatori mitologici del paese, e naturalmente l’ambiente naturale che circonda il villaggio.

E se il fascino del villaggio lentamente cambiava, l’atmosfera che si poteva respirare era ancora quella storica.

La vera svolta è avvenuta nel 2015 quando un importante operatore di telefonia mobile ha dotato Cheonghakdong di tutte le infrastrutture di telecomunicazione.

Fino ad allora la tecnologia, le auto e la tv, erano state utilizzate con molta cautela, ma grazie anche alla collaborazione del Ministero dell’Agricoltura, e come parte di un progetto più ampio di aiuto alle realtà rurali del paese, Cheonghakdong è stato dotato di tutte le infrastrutture tecnologiche più avanzate.

I residenti sono stati formati e assistiti nell’aggiornamento, anche grazie a video conferenze, e da allora gli insegnanti della scuola hanno tutti gli strumenti per insegnare la tradizione confuciana, assieme ai caratteri cinesi, anche a distanza. 

Dal punto di vista dei residenti internet è visto come un modo per permettere ai giovani di continuare a seguire i loro studi, e anche i loro sogni senza fuggire in città, ma restando nel villaggio.

I prossimi anni ci diranno se turismo e tecnologia trasformeranno Cheonghakdong in uno dei soliti villaggi turisticizzati, oppure in un ecomuseo, o in una delle solite “città smart” di cui è pieno il mondo, o se invece aiuteranno a mantenere viva e "unica" quell’esperienza antica, e contemporaneamente a farla espandere. 

GD


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