mercoledì 30 settembre 2020

La crescita della Terza Italia



 

L’estate 2020 ha segnato la crescita di un’Italia tradizionalmente meno visibile rispetto a quella delle grandi città d’arte e delle destinazioni balneari mete del turismo da cartolina, e anche meno visibile rispetto all’Italia magnetica, quella cioè che non riuscendo ad attirare turisti per le risorse culturali ed ambientali, li attira puntando sull’effetto calamita degli eventi, grazie ai quali spopola sui media che affrontano il turismo come fatto di costume.

A fianco di queste due Italie famose e dai grandi numeri, ne cresce una Terza la cui caratteristica principale è il suo essere non scontata, relativamente meno conosciuta, non turisticizzata, o almeno non completamente, insomma fuori dai soliti giri. E’ l’Italia della campagna, delle valli, dei piccoli centri, molti anche sul mare.

Di norma non compare nelle indagini del turismo, se non come sfondo, soprattutto perché dimensione e numeri ufficiali che la caratterizzano sono considerati piccoli, e l’aggettivo “piccolo” in Italia, si sa, è un aggettivo penalizzante, un diminutivo, insomma un concetto in negativo che sottolinea le mancanze, non le differenze.

Ma la Terza Italia è proprio questo, è la differenza: quella degli spazi, della natura, dell’assenza di affollamento. E’ l’Italia dove autenticità e identità sono più leggibili, assieme all’accoglienza, e potrebbe essere la nuova frontiera del vivere, se ci fosse una regia e non ci fossero questi stereotipi con le carenze strutturali che ne derivano.

Ma la Terza Italia potrebbe oggi rappresentare anche la nuova frontiera del turismo, e rispondere così alle aspettative dei nuovi viaggiatori, quelli che dopo il covid, pensano a come reinventare l’esperienza di vacanza, e si aspettano proposte davvero nuove e sostenibili, dove al centro ci siano le persone.

GD

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